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il movente e le prove

Vecchi rancori per una stradina Due armi in casa dell’accusato

Vecchi rancori per una stradina Due armi in casa dell’accusato

DALL’INVIATO A SCANO MONTIFERRO. In caserma è rimasto quasi sei ore, ma non ha confessato. Le domande dei carabinieri sono state tantissime, eppure Franco Marino Sedda non ha ceduto e ha atteso in...

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DALL’INVIATO A SCANO MONTIFERRO. In caserma è rimasto quasi sei ore, ma non ha confessato. Le domande dei carabinieri sono state tantissime, eppure Franco Marino Sedda non ha ceduto e ha atteso in silenzio l’arrivo, nel tardo pomeriggio, del suo avvocato difensore Gianluigi Mastio che è rimasto nella caserma di Scano Montiferro per circa mezzora.

Gli inquirenti hanno però in mano troppe prove e quando l’allevatore originario di Gavoi lascia la caserma è solo perché ormai le procedure per il suo arresto si sono concluse. L’accusa è pesantissima: tentato omicidio plurimo a cui va aggiunta quella del porto abusivo e della detenzione di armi clandestine. Quando i carabinieri l’hanno rintracciato nel suo podere, hanno infatti iniziato un’accurata perquisizione al termine della quale sono saltate fuori due pistole, entrambe con la matricola abrasa. Una è stata quella utilizzata per colpire Antonio ed Enzo Murtas, l’altra ieri mattina non ha sparato ma ovviamente è finita sotto sequestro perché la storia delle due armi, a questo punto, non si concluderà con l’inchiesta sul duplice tentato omicidio.

Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Armando Mammone, cercheranno ora di capire se quelle due pistole siano state già protagoniste in altre scene del crimine; se siano cioè state utilizzate anche per compiere altri delitti, magari rimasti sinora irrisolti. Queste saranno indagini future, perché ora ci si concentra sul presente. La testimonianza delle due vittime scampate all’agguato è ovviamente la prova principale, ma non sembra essere la sola. Di più ovviamente non viene raccontato e nemmeno sul movente i carabinieri vogliono dire troppo. Il capitano Alfonso Musumeci, comandante della compagnia di Ghilarza, parla di vecchi rancori per questioni legate al transito nella strada di campagna che porta prima alla tenuta di Franco Marino Sedda e più in là a quella della famiglia Murtas. Evidentemente, tra vicini di terreno, non correva troppo buon sangue. E ieri, ancora una volta, il sangue ha rischiato di macchiare del colore della morte la terra delle campagne sarde. Bastavano appena pochi millimetri. (e.c.)

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