Gli operai preoccupati per il futuro
Davanti ai cancelli della fabbrica non nascondono la loro apprensione e chiedono un piano industriale
OTTANA. Non sono piaciute ai lavoratori in cassa integrazione le dichiarazioni di Paolo Clivati che respinge le accuse sul tentativo di smantellare la fabbrica. «Quello che sta facendo in questi giorni dentro lo stabilimento – replicano gli operai che presidiano i cancelli da oltre un mese – non sono semplici manutenzioni, come dice lui, ma operazioni di smantellamento. Le smentite non servono a nulla. Perché non ci fa controllare in modo diretto? Abbiamo chiesto l’autorizzazione per fare entrare all’interno degli impianti il nostro rappresentante della sicurezza. Ma la richiesta non è stata accolta. Secondo noi è chiaro che c’è qualcosa da nascondere».
Secondo i lavoratori, l’esecuzione dei lavori che l’imprenditore sostiene siano di «demolizione e ripristino dei lotti e delle proprietà ex Syndial e doverose attività per il mantenimento della funzionalità delle apparecchiature» non sarebbero altro che «smantellamenti che violano gli accordi firmati sulla salvaguardia degli impianti che devono essere tenuti in efficienza in vista di una immediata rimessa in moto». Gli operai sostengono che sia in atto un’operazione che potrebbe mettere a rischio il futuro. «L’azienda – fanno sapere – ha proceduto a estrarre il catalizzatore dai reattori del Pta (l’acido tereftalico necessario per la produzione a valle della plastica per bottiglie tipo Pet) con il solo intento di fare cassa».
Gli operai del presidio ritornano anche sul clamoroso episodio dell’altro ieri che ha visto il giovane e sanguigno imprenditore lombardo scontrarsi con un gruppo di operai che bloccavano i cancelli. «All’ingresso dello stabilimento – sottolineano i cassintegrati – c’era un blocco pacifico rispettato anche dai lavoratori delle altre aziende. Clivati è uscito dall’auto e si è scagliato contro i lavoratori. Nel filmato che ha invaso le tv e i siti web si vede chiaramente che la polizia cercava di tenere a bada lui e non i lavoratori». Che entrano anche nel merito del futuro della fabbrica. «L’azienda – dicono – non ha proposto alcun piano industriale da condividere. Pensiamo che stia perdendo tempo». Una precisazione che conferma quanto le vertenze tra Ottana Polimeri e Ottana Energia siano distinte. «Il presidio di Ottana Polimeri – fanno sapere gli operai in cig – non è per l’essenzialità della centrale, ma per la ripresa della chimica e della nostra fabbrica. La nostra vertenza non si risolve con gli ammortizzatori sociali, ma con la risoluzione dei nodi cruciali che ne impediscono la ripresa che deve vedere l’azienda in prima fila».
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