L’arte di Tavolara e Depero, universi lontani ma paralleli
A Sassari e a Samugheo in corso la grande esposizione del Mart di Rovereto. Non si conobbero mai, ma produssero opere straordinariamente simili
SASSARI. Arriva finalmente in Sardegna dal Mart di Rovereto la mostra “Tavolara e Depero. La manifattura delle case d'arte”. A Sassari a Palazzo di Città e al museo del tessile di Samugheo fino al primo marzo 2015.
La mostra nasce dall'intuizione della studiosa del Futurismo Nicoletta Boschiero, dello staff del Mart di Rovereto, che aveva incontrato la figura dell'artista e designer sardo rimanendone affascinata: «Ho subito percepito la comunione di intenti del lavoro di Tavolara e di Depero – aveva raccontato alla Nuova in occasione dell’inaugurazione a Rovereto –. Una storia comune legata all'idea della casa d'arte, alla produzione seriale di qualità che coinvolge i migliori artigiani». L’intuizione venne confermata dalla scoperta della partecipazione dei due alla Esposizione universale di arti decorative di Parigi nel 1925. Il progetto di una mostra che mettesse a confronto i due rimase nel cassetto per qualche anno. La scintilla che portò alla grande esposizione alla Casa d'Arte Depero – una delle sezioni del Mart – fu l'arrivo, dall'isola che diede i natali a Tavolara, di Cristiana Collu come nuova direttrice del museo della città di Fortunato Depero.
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Due figli della stessa temperie – Eugenio Tavolara nato a Sassari nel 1901 e morto nel 1963 e Fortunato Depero nato a Fondo nel 1892 e morto a Rovereto nel 1960 – provinciali ma illuminati, artisti non accademici senza preconcetti nei confronti “dell’arte per tutti”. Idea che attraversa l’Europa dalla fine dell’800 proponendo l’artigianato come rifugio idilliaco dalla galoppante industrializzazione e produce – invece – la decorazione pervasiva dell’Art Noveau.
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A quel mondo lezioso, dorato e verdolino come una scatola di talco, Fortunato ed Eugenio si oppongono con colori squillanti, forme geometriche decise dove domina la linea retta in opposizione alla volute floreali del Liberty. E vedere dal vivo la cartellonistica di Depero, con le sue tinte piatte, scelte sicuramente per la facilità nella riproduzione – ma poi diventate occasione per esplorare universi grafici e tonali modernissimi e paragonarli al deciso lavoro di sintesi di Tavolara, l’intuizione della Boschiero si rivela esatta. Ancora di più il paragone tra le maschere dell’artista di Rovereto, i suoi “giocattoli sintetici” e le sempre sorprendenti figurine delle “cavalcate sarde” e delle “processioni” di Tavolara.
Due artisti che non si sono mai conosciuti hanno, in questo caso, prodotto oggetti che sembrano uscire dalla stessa bottega.
E questa mostra è l’occasione per ricordare la bottega artistica sassarese Atte di Eugenio Tavolara e Tosino Anfossi. Fucina dell’idea del “balocco sardo” che assicurò all’Atte la medaglia d’oro all’esposizione di Parigi. Proprio il ricordo di Tavolara in morte di Tosino Anfossi, dalle colonne della Nuova, chiarisce l’intento del loro lavoro: «A Parigi la ventata di sardità si impose subito su tutto il ciarpame rettorico delle convenzioni, delle pesanti simbologie dell’ibrida arte applicata di allora, ancora ingombra dei residui ineffabili degli atroci stili floreali e liberty (...) Con una stilizzazione violenta, in atteggiamenti rudi e netti, accigliati e solenni nei loro costumi dalle accese tonalità, pieni di uno scandaloso spirito paesano, i fantocci sardi fecero il loro ingresso fra le cicogne stilizzate, le margherite, le danzatrici e le graziosità di ogni genere». L’irriverente Futurismo di Depero riempie dello stesso spirito la cartellonistica pubblicitaria. Non più fatine floreali per vendere i prodotti, ma un robot dallo sguardo un po’ folle agisce su un tubo-intestino con la Magnesia San Pellegrino (1928-30). Mentre geometria futurista e colori accesi sostituiscono le signore in gran mise e ufficiali in divisa della precedente cartellonistica per il Cordial Campari nel ’39. Parallelamente il percorso pittorico di Depero, con straordinari pezzi in mostra, racconta come non ci siano, per lui, frontiere e gerarchie tra il dipingere e il progetto grafico pubblicitario. Per l’artista trentino le due attività si nutrono delle stesse esperienze e danno esiti sperimentati nei due campi con uno scambio che appare continuo.
A Palazzo di Città, in mostra, un gruppo di animali intagliati in legno, provenienti dalla Collezione Luisangela e Rosaria Tavolara, opere testimoni della sterzata di Tavolara del dopoguerra. L’interesse del designer sassarese si sposta sulle forme arcaiche, sui colori naturali. L’universo sardo delle bambole colorate lascia spazio ai simboli di un mondo antichissimo.
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