«Riforma Boschi Dobbiamo difendere l’automomia sarda»
Il dibattito ieri a Macomer tra politici e costituzionalisti L’impegno dell’assessore alle Riforme Gian Mario Demuro
MACOMER. La giunta regionale lavora per dare istituzioni democratiche efficienti ai sardi sotto l’egida dell’autonomia speciale, ma le autonomie speciali di regioni come la Sardegna e la Sicilia hanno molti nemici in Parlamento schierati su un fronte trasversale che mette insieme i fronti di maggioranza e opposizione. Delle riforme costituzionali, sulle quali oggi pomeriggio inizierà la discussione alla Camera, si è parlato ieri a Macomer nel corso di un convegno sul tema “Stato e regionali nella riforma costituzionale”, organizzato dall’Università di Sassari, dall’associazione culturale Nino Carrus e dal Centro di studi autonomistici Paolo Dettori. L’assessore regionale gli Affari generali e alla Riforme, Gian Mario Demuro, ha detto che l’autonomia speciale non è una partita persa, ma il deputato Pd Francesco Sanna, componente della commissione Affari costituzionali della Camera, ha avvertito che le regioni ha statuto speciale hanno subito un continuo attacco da parte di tutte le forze politiche e non sono mancate iniziative specifiche per cancellare la norma che le istituisce con emendamenti diretti tesi a eliminarla di punto in bianco e proposte di modifiche alla riforma Renzi-Boschi che avrebbero svuotato l’autonomia speciale.
«La riforma – ha spiegato Sanna – punta ad asciugare la legislazione concorrente che negli anni passati ha contrapposto stato e regioni ingigantendo il contenzioso. Il clima politico è comunque contro le autonomie speciali». Ma che fare della specialità se in più di mezzo secolo di autonomia la Sardegna non ha saputo gestirla? Pietrino Soddu, ex presidente della Regione, ha parlato di «tema logoro» sul quale «il governo regionale non vuole o non riesce a esprimersi» e ha richiamato l’attenzione sul rischio che la centralizzazione dello Stato proceda in senso opposto alla autonomia speciale regionale. Paolo Maninchedda, assessore regionale ai Lavori Pubblici, intervenuto al dibattito nella veste di presidente del Partito dei Sardi da lui fondato, ha però sottolineato che lo Stato non può passare «a una forma nuova diversa da questa» e per evitare la marginalizzazione ha posto l’esigenza di una forte coesione popolare per poi passare «dal meccanismo della conta delle teste a quello del peso e del valore dei progetti».
Introducendo i lavori, il prorettore dell’Università di Sassari, Omar Cherchi, ha ricordato che nella riforma c’è una clausola di salvaguardia che mette al riparto le regioni a statuto speciale e mantiene le competenze che invece vengono sottratte alle regioni a statuto ordinario.
Il dibattito è stato interrotto dal breve intervento di una delegazione dei lavoratori di Ottana Polimeri impegnati sul fronte di una difficile vertenza in difesa del posto di lavoro. Sono poi intervenuti il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, il deputato dei Rifondatori Pierpaolo Vargiu e il senatore del M5S Roberto Cotti. Ha concluso il dibattito l’assessore regionale Giommaria Demuro. Nella prima parte dell’intervento si è soffermato sugli aspetti di diritto costituzionale legati alle autonomie speciali. Poi ha spiegato in che modo la Regione intende cogliere le opportunità che derivano dalla sua specialità. «Su questo – ha detto – è centrale il tema delle risorse, necessarie perché la Sardegna sia uguale a tutte le altre regioni in termini di continuità territoriale, di sviluppo, di lingua, di diritto all’istruzione e alla salute. È dunque necessario garantire i flussi finanziari che garantiscano lo stesso livello di efficienza delle altre regioni. La Regione, da parte sua, deve garantire efficienza nella spesa e nell’attuazione dei programmi».
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