La Nuova Sardegna

Barbagia Flores, perizia a favore di Ladu

di Valeria Gianoglio
Barbagia Flores, perizia a favore di Ladu

Non è sicuro che la pistola ritrovata a Nuoro dopo l’arresto dell’ex latitante sia quella che ha ucciso Giamattei

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LANUSEI. L’ultimo colpo di scena il maxi processo Barbagia Flores lo riserva in zona Cesarini, ad appena due giorni dalla sentenza attesa per domani sera. È una perizia depositata ieri, e disposta alcune settimane fa dalla corte d’assise di Cagliari, che di fatto riapre una delle posizioni che sembravano più compromesse sinora dell’intera vicenda sui cinque omicidi ogliastrini: è la posizione dell’ex latitante Marcello Ladu, accusato di aver ucciso, il 30 settembre 2001, l’imprenditore beneventano Francesco Giamattei solo per impossessarsi di un fucile “pulito” che poi sarebbe stato utilizzato per uccidere tre giorni dopo la titolare della Barbagia Flores, Rosanna Fiori.

Sembrava destinato a ottenere un nuovo ergastolo, Marcello Ladu, che ne ha già collezionato uno per la strage di Copertino, e invece la perizia balistica commissionata dalla corte d’assise di Cagliari all’esperto di balistica forense Giulio Madeddu, di fatto riapre la sua posizione e lascia intravedere la possibilità di un’assoluzione per Ladu per insufficienza di prove. Finora, infatti, a incastrare Ladu, a inchiodarlo senza alcun dubbio al delitto Giamattei, c’era una precedente perizia datata 2010 che stabiliva che la pistola 357 Magnum, marca Zastava, che gli era stata ritrovata a Nuoro quando la polizia lo aveva arrestato (facendo così finire la sua latitanza), era proprio quella che aveva lasciato le sue tracce sul luogo del delitto Giamattei, avvenuto nelle campagne di Villagrande Strisaili.

Ma un paio di udienze fa, tuttavia, l’avvocato di Ladu, Paolo Pilia, ha calato il suo asso nella manica e fatto rilevare come nel fascicolo del dibattimento non fosse mai stato allegato un corpo di reato piuttosto importante: quel frammento di proiettile recuperato sul luogo del delitto Giamattei, che poi era stato comparato con la pistola trovata addosso a Ladu e lo aveva incastrato. La corte d’assise, poi, aveva trovato quel corpo di reato, lo aveva allegato al fascicolo, ma alla scorsa udienza del processo Barbagia Flores aveva anche deciso di riaprire l’istruttoria dibattimentale e disporre una perizia balistica su quel frammento di proiettile. Per capire se è vero, come sosteneva l’accusa, che quel frammento era stato sparato senza ombra di dubbio dalla pistola trovata addosso a Marcello Ladu. Ebbene, per il perito Giulio Madeddu quella certezza non esiste affatto.

«Gli esami micro-comparativi – scrive il perito – eseguiti con il nostro comparatore su numero 4 letti di solco più due particolarità sui pieni in vicinanza del solco numero 1 e del solco numero 5, non ci hanno permesso di giungere a risultati certi e probanti, nonostante in alcuni casi abbiamo trovato serie di microstrie che, se in numero maggiore ci avrebbero dato la certezza di identità di arma». «Anche se alcuni risultati riportati nelle micro-foto potrebbero farci propendere per l’identità di arma – conclude il perito Madeddu – non crediamo che questi siano sufficienti a dare una risposta positiva e soprattutto a dichiarare con certezza che il revolver corpo di reato sequestrato a Ladu Marcello sia quello che ha esploso il proiettile in occasione dell’omicidio patito dal Giamattei». Più che una perizia, insomma, è una vera bomba. Per l’esperto balistico Madeddu non c’è la certezza assoluta che il frammento di proiettile trovato il 30 settembre 2001 nelle campagne di Villagrande, a pochi metri dal corpo del povero Giamattei, sia stato esploso dalla 357 Magnum trovata a Marcello Ladu a Nuoro.

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