I legali di Carboni: spostare in Sardegna il processo P3
CAGLIARI. La difesa di Flavio Carboni vuole portare il processo P3 in Sardegna: l'istanza è stata presentata formalmente ieri mattina davanti al tribunale di Roma, all'apertura del dibattimento in...
CAGLIARI. La difesa di Flavio Carboni vuole portare il processo P3 in Sardegna: l'istanza è stata presentata formalmente ieri mattina davanti al tribunale di Roma, all'apertura del dibattimento in cui è imputato fra gli altri l'ex governatore Ugo Cappellacci con l'accusa di abuso d'ufficio. Secondo l'avvocato Renato Borzone il reato più grave contestato dalla Procura, quello di associazione a delinquere, risulta commesso nell'isola. Una circostanza che a giudizio del legale dovrebbe spostare la competenza territoriale su Cagliari. I giudici si sono riservati la decisione, che arriverà all'udienza fissata per domani. A parte la consueta raffica di questioni proposte dalle varie difese, il dibattimento si è aperto con la riunificazione delle posizioni di Denis Verdini e Cosentino, che erano state stralciate già in udienza preliminare perché mancava l'autorizzazione del parlamento all'uso delle intercettazioni telefoniche riferite ai due parlamentari. Resta invece per ora fuori dal processo Marcello Dell'Utri: per lui manca il via libera all'estradizione dal Libano, che è stato chiesto e ottenuto per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa ma non per i reati di cui è accusato nel processo P3. Si vedrà più avanti se l'ex braccio destro di Silvio Berlusconi ritornerà a far parte del processo P3. Per la Procura romana la P3 di Flavio Carboni era un'organizzazione criminale, un'associazione a delinquere rivolta a svolgere attività illegali. Sono a giudizio Cappellacci - difeso dagli avvocati Guido Manca Bitti e Alessandro Diddi - e tutti gli altri sedici indagati per gli affari legati ai progetti sardi sull'energia eolica, alle bonifiche delle aree industriali del Sulcis e alle altre vicende politico-affaristiche avvenute nella penisola tra il 2009 e l'estate del 2010. Secondo il capo d'imputazione l'ex governatore avrebbe ceduto alle pressioni di Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell'Utri e nominato senza una selezione pubblica e senza alcun criterio Ignazio Farris alla presidenza dell'Arpas, l'agenzia regionale da cui dipendevano in parte le autorizzazioni ad aprire i cantieri eolici e gli interventi di bonifica. (m.l)
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