Dentro l’uovo la fantastica fiaba di Ciajkovskij
“Stivaletti” da stasera al Comunale di Cagliari Opera visionaria di grande impatto espressivo
CAGLIARI. A poca distanza dal successo di «Schiaccianoci», ecco già l’appuntamento finale della Stagione 2014. Da fiaba a fiaba. Dalle scarpette di danza, agli «Stivaletti» (Cherevichki): questo il titolo dell’opera in quattro atti a tematica altrettanto “fantastica” e natalizia. Compositore, una volta ancora, Pyotr Ilyich Ciajkovskij. Dunque grande attesa per l’allestimento confezionato dal Lirico nel 2000; produzione che gli valse in effetti ampio plauso di critica e pubblico. All’epoca, sul podio, ebbe addirittura Gennadij Roždestvenskij. Mentre da oggi al Comunale, fino al 30 dicembre (per un totale di 7 recite), sarà riproposto con la direzione dell’ormai “di casa” Donato Renzetti: già validissima guida per Orchestra e Coro del Teatro Lirico lo scorso mese, nell’acclamata «Traviata» dei coniugi Herrmann. A firmare poi la regia, manco a dirsi, un artista di San Pietroburgo: città importante in “Stivaletti” quanto nella carriera e vita di Ciajkovskij. Stiamo parlando di Yuri Alexandrov, a cui si deve peraltro l’icastica messinscena, nel 2009, del «Semën Kotko» di Prokofiev. Ma è per l’opera ciajkovskiana, ottava in catalogo fra “Mazeppa” e “La Dama di Picche”, che il regista scelse un “Leitmotiv” particolarmente ostinato: le famosissime Uova Fabergé, nelle più varie fogge, decorazioni, grandezze, colori, ibridando così il Natale con la Pasqua. Suo braccio destro, nella creazione delle sontuose scenografie e degli sfarzosi costumi, è stato Vyacheslav Okunev: lo stesso autore delle oniriche scene per «Red Giselle», balletto di Boris Eifman che, esattamente un anno fa, chiuse a sua volta la Stagione 2013. Le luci saranno invece curate da Irina Vtornikova; le coreografie da Nadezda Kalinina. Inoltre, essendo l’opera in russo – su libretto del poeta Polonskij che s’ispirò alla «Notte prima di Natale», un racconto di Gogol – è quasi inevitabile forse che buona parte del cast (a eccezione del coro preparato da Gaetano Mastroiaco) sia di madrelingua e specializzato nel repertorio. Tuttavia, non mancano appunto voci italiane come Gregory Bonfatti o Giulio Pelligra, nonché i sardi Nicola Ebau, Mauro Secci e Francesco Leone.
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