La Nuova Sardegna

Nuova bufera in vista sull’Igea Tuveri non parla davanti al gip

di Stefano Ambu
Nuova bufera in vista sull’Igea Tuveri non parla davanti al gip

Ma l’ex sindacalista ha lasciato intendere di non aver fatto un uso improprio dei mezzi aziendali Oggi saranno interrogati l’ex presidente Giovanni Battista Zurru e la segretaria Daniela Tidu

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Nuove scosse di terremoto Igea in arrivo. E l'impressione è che questi movimenti il Sulcis li dovrà sopportare ancora per parecchio tempo. L'inchiesta, più che conclusa, sembra appena cominciata. Ora ci sono anche due scatoloni pieni di documenti amministrativi, tutti da spulciare e valutare. Più altro materiale definito interessante. Tutta roba prelevata mercoledì sera dalle abitazioni degli indagati e degli arrestati e dalla sede dell'azienda controllata al cento per cento dalla Regione.

Una nuova mossa degli inquirenti nell'ambito dell'inchiesta Geo & Geo che mercoledì ha fatto scattare gli arresti per l'ex presidente della società, Giovanni Battista “Bista” Zurru, 76 anni, finito ai domiciliari, e per l'ex sindacalista Marco Tuveri, 62 anni, in carcere a Uta. Notificato il provvedimento di obbligo di dimora nel comune di residenza invece alla segretaria Daniela Tidu, 40 anni. Le ipotesi di reato: peculato, turbata libertà degli incanti, truffa e voto di scambio.

C'è sicuramente una pista ancora tutta da percorrere. Anzi, con sessantasei indagati, è facile che le piste siano parecchie. Bocche cucite, ne va del buon esito delle indagini, su ciò che gli investigatori stanno cercando. Il sequestro di materiale è opera dei carabinieri della Compagnia di Iglesias, coordinati dal capitano Nicola Pilia. Tutto sarà attentamente valutato e i dati saranno incrociati.

Una cinquantina di chilometri più a est, a Cagliari, ora si entra nella fase più calda. Ieri una piccola anticipazione. Per il momento, però, silenzio. Tuveri, difeso dagli avvocati Massimo Melis e Agostinangelo Marras, davanti al Gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. La linea difensiva, però, sembra chiara: respingere le accuse relative all'uso improprio dei mezzi Igea. E giustificare ogni mossa. «L'ordinanza è stata notificata ieri (mercoledì - ndr) – spiega Marras – e, di fronte a un documento di sessanta pagine, era necessario un po' di tempo in più per riflettere».

Chiesta con una istanza al giudice la attenuazione delle misure cautelari, dal carcere ai domiciliari. Perché, secondo i legali, non esisterebbe pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato contestato. Oggi saranno sentiti l'ex presidente della società Giovanni Battista Zurru, finito ai domiciliari - rappresentato dagli avvocati Mariano e Massimo Delogu - e la segretaria Daniela Tidu - difesa dall'avvocato Marras - per la quale è scattato il provvedimento di obbligo di dimora.

Un'azienda, Igea, che ormai conoscono tutti. Nelle scorse settimane per una pagina di lotta, quella delle lavoratrici che si erano rinchiuse in una galleria per chiedere gli stipendi e un futuro migliore per la propria azienda. Una storia che aveva commosso mezza Italia. E questi giorni è ritornata d’attualità proprio con l'inchiesta. Anche se le indagini erano partite due anni fa. Allora la società in house della Regione Sardegna, che ha il compito di gestire la messa in sicurezza e la bonifica delle aree minerarie, aveva un passivo di circa otto milioni di euro.

Le 59 pagine di ordinanza che hanno portato alla svolta dipingono lo scenario di un tesoro - e di una speranza visto che il Sulcis arriva quasi al settantacinque per cento di disoccupazione giovanile - intaccata da furti, regalie in cambio di voti per le elezioni, uso e abuso di mezzi aziendali, da dipendenti e dall'ex presidente.

L'immagine simbolo dell'inchiesta è il tagliaerba dai consumi incredibili. I riflettori degli inquirenti - il pm Marco Cocco e il procuratore della Repubblica Mauro Mura hanno coordinato l'attività investigativa - si sono concentrati sul periodo (da maggio 2009) in cui Zurru, politico sardo ed ex assessore regionale , è diventato presidente della società e si è subito avvalso dell'aiuto di Tuveri, operaio dell'Igea, e poi sindacalista. Ora si continua: oggi i due interrogatori.

Dalle maglie della rete tesa dagli investigatori impegnati nella scottante inchiesta trapelano pochi particolari dopo la conferenza stampa tenuta l’altro ieri dai carabinieri. Al di là di ogni aspetto particolare delle indagini, un fatto è comunque certo: gli inquirenti in queste ore sono impegnati a raccogliere altri elementi d’accusa. E naturalmente non esiteranno perciò a confrontare, incrociandoli, tutti i dati e le altre prove accumulate sino a questo momento.

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