La Nuova Sardegna

Paoletta Marrocu incanta i sassaresi

di Antonio Ligios
Paoletta Marrocu incanta i sassaresi

Grande successo del concerto di Natale del Banco

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SASSARI. Quella del ‘concerto di Natale’ è diventata ormai una moda dilagante, peraltro pienamente giustificabile: da sempre la musica è infatti un ingrediente fondamentale delle festività natalizie, al pari dei regali, del presepe e di tutto il resto del corollario festaiolo.

Ogni fine anno si corre così il rischio di fare una grande indigestione musicale, e non sempre i cibi proposti sono tutti di eccellente qualità.

Bisogna però riconoscere al Banco di Sardegna, che ormai da circa quindici anni offre alla città il suo concerto natalizio ormai stabilmente collocato nel cuore popolare di Sassari, ossia nella Cattedrale di San Nicola, che l’appuntamento ha mantenuto sempre una sua inconfondibile fisionomia e si è sempre assestato su un livello artistico elevato.

Il Banco invita infatti ogni anno un diverso interprete vocale sardo che si è affermato nel panorama artistico nazionale e internazionale, e lo fa accompagnare da una grande orchestra.

Quest’anno la scelta è ricaduta sul soprano Paoletta Marroccu, un’artista di grande classe e dai grandi mezzi vocali, che è stata accompagnata in questa sua performance dall’Orchestra dell’Ente Concerti Marialisa De Carolis guidata dal direttore – ungherese di nascita ma italiano di adozione – Janos Acs.

Il programma proposto era cucito sulla vocalità della Marroccu, ed era ovviamente pensato per un pubblico eterogeneo, non necessariamente di musicofili esigenti: un po’ di barocco (l’Händel dell’Ouverture del” Messia” e l’aria oratoriale “O mio Signor”, accostato al Bach del celebre “Exultavit” tratto dal “Magnificat” e della Sinfonia dell’Oratorio di Natale), un po’ di operismo italiano (un’orrenda “Ave Maria” elaborata sulle note dell’Intermezzo della “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni e lo splendido “Pace, pace mio Dio”, dalla verdiana “Forza del destino”), qualche pezzo popolarissimo anche per i soli frequentatori delle chiese (il “Panis Angelicus” di Franck) e poi, ovviamente, il Natale musicale per antonomasia, ossia il “White Christmas” di Berlin in una curatissima e originale versione orchestrata da Fabio Manconi.

Ottima la prova della Marroccu: limpida vocalità (fatta eccezione per un velo di eccessivo vibrato in parte del registro acuto), fraseggio elegante e nobilissime intenzioni interpretative.

Qualche ombra invece sul direttore Janos Acs, che è senza dubbio un musicista di spessore, un ottimo interlocutore per gli interpreti vocali, visto che li asseconda con amorevole cura riuscendo nel contempo a guidarne il percorso interpretativo.

Lo stile barocco però non gli è per niente congeniale (basti ascoltare il Grave iniziale dell’Ouverture del “Messia”, lentissimo e con i ritmi puntati annacquati), senza contare poi che Acs manifesta la pericolosa tendenza a staccare, in talune occasioni, tempi troppo lenti e ad inturgidire eccessivamente il suono orchestrale.

Ne ha sofferto non poco l’Adagietto tratto dalla “Quinta sinfonia” di Mahler, di una esasperante lentezza. Molto meglio invece le due pagine operistiche, che sono pienamente nelle corde di questo originale direttore.

Il successo ovviamente è stato pieno, ed il pubblico è stato premiato con due pezzi fuori programma: la pucciniana “Mi chiamano Mimì” dalla Boheme e una raffinata e trepidante lettura di Stefano Garau del canto natalizio per eccellenza, “Tu scendi dalle stelle”.

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