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La riforma di Erriu: dubbi dei sindacati

La riforma di Erriu: dubbi dei sindacati

Oggi in giunta il riordino degli enti: 60 articoli da approvare entro marzo Perplessità di Cgil, Cisl e Uil e dei sindaci. Possibili cambiamenti all’ultimo

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CAGLIARI. La Giunta è pronta, lo farà oggi, a dare il via libera alla nuova mappa degli Enti locali, con il ritorno provvisorio alle quattro Province storiche in attesa che entrino a regime le Unioni fra i Comuni. Ma ancor prima che la riforma dell’assessore Cristiano Erriu sia ufficiale, oltre all’attesa controffensiva del centrodestra, ad alzare un muro sono stati i sindacati e anche molti sindaci sembrano essere perplessi. I primi non hanno gradito che la bozza alle parti sociali «sia stata presentata solo 24 ore prima dall’approvazione» e pare abbiano forti dubbi anche su «assetti territoriali, tutela del personale e risorse a disposizione per evitare il rischio di un possibile collasso amministrativo». Anche per i sindaci, presenti alla conferenza permanente Regione-Enti locali, sarebbero ancora molte le zone d’ombra da chiarire e pare che la contestazione sia capeggiata da chi ha notato: «Nel testo non c’è traccia delle proposte presentate mesi fa dalle associazioni dei Comuni», anche se non c’è stata una presa di posizione da parte dell’Anci. Davanti a questo fuoco incrociato, la riforma Erriu potrebbe non nascere sotto una buona stella. Anche se nel comunicato di fine giornata, diffuso dopo gli incontri istituzionali, l’assessore Erriu ha confermato lo stesso ottimismo della vigilia: «Le riforme che funzionano – la dichiarazione – sono quelle condivise e il disegno di legge (dovrà essere approvato dal Consiglio regionale) di riordino delle autonomie locali è frutto del lavoro cominciato a settembre quando la Giunta ha approvato le linee guida». Dunque, chi doveva essere informato lo è stato per tempo, per poi aggiungere: «Dopo questo nuovo passaggio (cioè oggi il via libera dell’esecutivo) comincerà una seconda fase di consultazione e confronto con le autonomie locali e il partenariato economico-sociale». È questa una dichiarazione che lascerebbe intendere: il testo non è blindato e prima di essere consegnato alla commissione Autonomie del Consiglio regionale potrebbero esserci alcune «correzioni volanti», o comunque «più di un intervento è possibile proprio durante i lavori della commissione». Pare dunque esserci una disponibilità alla trattativa da parte dell’assessore, purché siano rispettati i tempi: a marzo la legge dovrà essere approvata.

Il testo. Sono sessanta gli articoli del disegno di legge. Oltre alle quattro Province storiche di Sassari, Oristano, Nuoro e Cagliari, che cambierà il nome in Sud Sardegna, sono confermati l’avvio della città metropolitana di Cagliari (ristretta però solo ai municipi dell’hinterland) e la nascita dell’Unione dei Comuni, che avranno personalità giuridica. È ribadita anche la nascita delle Associazioni fra le varie aggregazioni comunali, saranno i distretti strategici, su cui poi sarà disegnata anche la mappa delle Aziende sanitarie. Per ora la legge non individua quali e quanti saranno i distretti, anche se nella proposta sintetica presentata da Erriu la Sardegna è suddivisa in sette ambiti omogenei, anche se le Asl non dovrebbero essere poi più di quattro o cinque.

Le regole. Le Unioni (obbligatorie dal 2015 per i piccoli Comuni) dovranno essere costituite da almeno quattro municipi con una popolazione complessiva non inferiore ai 10mila abitanti. Sono previste agevolazioni per quelli che decideranno di fondersi e anche interventi mirati a favore dei territori svantaggiati. A eleggere gli organismi di gestione (presidente e consiglio d’amministrazione) saranno i sindaci, Tutte le cariche, come e per le quattro Province (presidente e Consiglio verranno eletti dai sindaci) e la città metropolitana, saranno gratuite. A proposito di Province fino all’approvazione della legge costituzionale che le cancellerà per sempre, a quelle di Sassari, Oristano, Nuoro e Sud Sardegna saranno affidate le competenze su trasporto, viabilità, pianificazione, ed edilizia scolastica. Poi spetterà all’Osservatorio regionale, composto dai Comuni, proporre il trasferimento a tappe delle funzioni ai municipi aggregati.

Il personale. Quello delle Province e delle società in house, 2.500 dipendenti in tutto, passeranno in blocco ai Comuni aggregati. Con questo giuramento da parte dell’assessore: «La riorganizzazione garantirà tutti. Anche i cittadini, perché sarà confermato l’attuale livello dei servizi e tutte le 140 competenze delle Province saranno assegnate».

Il risparmio. Non è quantificato, ma Erriu ha la certezza che sarà significativo grazie «all’asse Regione- Comuni, alla razionalizzazione della spesa e alla semplificazione». Inattesa del conto esatto, ora però la Giunta ha un altro problema: convincere da qui a marzo il sempre più affollato fronte del no. (ua)

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