Da Sherlock Holmes e Watson a Marlowe
Ritratto in breve dei più celebri detective della letteratura, del cinema e del piccolo schermo
SASSARI. Dall’intramontabile Sherlock Holmes, amante della pipa e seguito ovunque dal fido assistente Watson, sino a Philip Marlowe, l’investigatore cinico e solitario nato dalla penna di Raymond Chandler, che tuttavia ispirò anche un romanzo di Osvaldo Soriano (Triste, solitario y final) e un celeberrimo film del 1946 interpretato da Humphrey Bogart (Il grande sonno). Passando naturalmente per Hercule Poirot, il piccolo e buffo detective belga con i baffi impomatati ideato da Agatha Christie, e per Nero Wolfe, personaggio dalla scorbutica genialità. Potrebbe in verità essere infinita la carrellata di investigatori privati che hanno segnato, ognuno a suo modo, la storia della letteratura, del cinema e della tivù. A questi “big”, poi, vanno anche aggiunti il Lew Archer interpretato al cinema da Paul Newman in Detective’s Story e l’italianissimo Marco Buratti (ossia l’Alligatore dei noir di Massimo Carlotto) e persino Padre Brown (il piccolo prete dalla faccia tonda e paffuta nato dalla fantasia di Gilbert Keith Chesterton) che detective non era, ma grazie a una mente pronta e penetrante, spirito intuitivo, s’improvvisava poliziotto per svelare i misteri più tenebrosi e inquietanti della civiltà moderna e per assicurare alla giustizia i colpevoli, ansioso di salvare le anime e di ricondurle sul retto cammino. Un personaggio al centro di un seguitissimo serial televisivo programmato dalla Rai negli anni Settanta grazie all’interpretazione di Renato Rascel, e ora in qualche modo sostituito da don Matteo. Proseguendo nella rassegna, in tanti ricordano alla perfezione Auguste Dupin, creatura letteraria di Edgar Allan Poe e considerato dagli appassionati del genere il padre di tutti i detective, pur essendo protagonista di sole tre storie (Il mistero di Marie Roget, La lettera trafugata, Gli omicidi di Rue Morgue). Dotato di impressionanti capacità analitiche, Dupin giunge alla soluzione dei casi attraverso puri procedimenti razionali. Impossibile, inoltre, non citare in questo lungo elenco Ellery Queen, protagonista dei racconti di Frederic Dannay e Manfred B. Lee, che si firmano con identico pseudonimo: Ellery è un investigatore dilettante, appartenente alla ricca borghesia. Di professione scrittore di romanzi gialli, collabora col padre, ispettore di polizia, e alla fine diventa determinante per la buona conclusione delle indagini. Chiude la parata - per forza incompleta - il senatore romano Publio Aurelio Stazio (45 dopo Cristo), detective per passatempo nei romanzi di Danila Comastri Montanari.
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