La Nuova Sardegna

Il lavoro e il calcio univano da sempre Mario e Giovanni

di Nadia Cossu
Il lavoro e il calcio univano da sempre Mario e Giovanni

L’uomo aveva trascorso una vita all’Eni di Porto Torres Il giovane era dipendente in una ditta dell’indotto

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Abbracciati, sorridenti ed emozionati, in posa davanti allo stemma della squadra del cuore: la Juventus. Oggi quell’immagine che risale allo scorso 6 ottobre ha un valore ancora più profondo.

Condividevano molte passioni Giovanni Bertarelli e suo padre Mario. Quella per le cose più frivole, come la squadra di calcio appunto, ma anche quella professionale: entrambi lavoravano nel settore del Petrolchimico di Porto Torres, Mario – sposato con Maria Carta Mantiglia – era dipendente Eni ed era andato in pensione qualche anno fa. Giovanni era un tecnico elettrico-strumentale ed era dipendente di un’impresa privata legata ad appalti nello stesso settore. Erano insieme anche ieri, ancora una volta. Il saluto ai parenti di Tempio – soprattutto in occasione delle festività – era un rito irrinunciabile. Insieme a loro c’era anche Caterina, la sorella 29enne di Giovanni, e suo marito Giuseppe Demontis. Una famiglia unita, che a Sassari in tanti conoscevano. Alessandro, un altro fratello che per fortuna ieri non era con loro in auto, fa il rappresentante in città. Il calcio accomunava tutti e tre, Alessandro per esempio è un grande tifoso della Torres. Giovanni invece era una promessa del pallone, ultimamente giocava solo nei tornei organizzati insieme agli amici, il calcio era diventato un hobby ma in passato aveva ricevuto delle proposte di ingaggio da squadre di campionati minori regionali. Poi il lavoro aveva preso il sopravvento su tutto, voleva costruirsi un futuro, aveva una fidanzata e probabilmente progettava già la sua vita con lei. Aveva frequentato le Industriali e poi aveva seguito le orme del padre Mario. Lui era un vero punto di riferimento nel suo settore. I colleghi di Porto Torres lo ricordano molto bene, era specializzato nel campo delle valvole, qualche anno fa era andato in pensione ma i suoi colleghi si fidavano talmente tanto di lui e delle sue competenze che spesso veniva chiamato per delle consulenze. Il suo contributo – in particolare quando si verificavano emergenze – era considerato determinante.

E anche lui, come suo figlio, amava il calcio e la Juventus. Per questo andavano insieme anche allo stadio a vedere le partite. Si divertivano, Giovanni era talmente tifoso dei colori bianconeri che nella sua immagine del profilo di Facebook si era fatto fotografare di spalle con la maglia numero 8 di Marchisio. «Quante partite giocate insieme, quanti gol che facevi, continua anche da lassù. Ciao bomber». È solo uno degli ultimi messaggi di dolore che i tanti amici hanno voluto lasciare sulla sua bacheca di facebook.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative