La politica boccia il signore dei mari
Parlamentari e consiglieri regionali lanciano l’allarme sul rischio monopolio. Nizzi difende l’armatore: nessun pericolo
SASSARI. La guerra dei mari è a un passo. L’acquisto di Tirrenia da parte di Vincenzo Onorato viene bocciato dalla politica. Nessuno punta il dito contro l’armatore che già è al timone del gruppo Moby e tra sei mesi farà sua anche l’ex compagnia di Stato. Ma a fare paura è il rischio monopolio. Vedere un unico padrone del vapore che gestisce il traffico all’interno del Tirreno come fosse la vasca di casa.
Sos alla Regione. Non nasconde la sua preoccupazione il deputato del Pd Gian Piero Scanu. «Esiste una autorità garante per la concorrenza, che vigila sulle possibili situazioni di monopolio – afferma –. Ma più di questo dovrebbe allarmarci il fatto che il contenimento dei prezzi e la qualità dei servizi potrebbero venire alterati. E forse su questo che ci si deve concentrare. Fino a ora Tirrenia è stata in mani diverse da quelle di Onorato, ma ci sono state difficoltà. Non si tratta di schierarsi a favore o contro l’armatore di Moby. Si deve difendere la qualità del servizio. Ecco che diventa centrale il ruolo della Regione. Deve essere l’esecutivo a creare un sistema che garantisca la pluralità del servizio e la qualità. Il contenimento dei costi e anche il diritto dei sardi alla mobilità».
No a Mobyrrenia. Il deputato di Sel Michele Piras è forse il più critico verso l’operazione che porterà nei prossimi sei mesi all’acquisto da parte di Vincenzo Onorato delle quote della Cin che sono ora nelle mani del fondo Clessidra. Un’operazione che prevede anche l’acquisto delle azioni che Clessidra ha in Moby. In questo modo Onorato avrebbe il controllo delle due principali compagnie di navigazione che trasportano merci e passeggeri tra la Sardegna e la penisola. «Sono molto preoccupato – dice Piras –. In tutti questi anni il servizio si è deteriorato. È evidente che questo tipo di sistema dei trasporti non ha portato benefici ai sardi. Al loro diritto alla mobilità, alla qualità ed efficienza dei trasporti. Ci vuole un intervento deciso da parte della politica, ci vuole un maggiore coinvolgimento del settore pubblico. Mi pare che la privatizzazione selvaggia abbia fallito. Perché non ha dato garanzie a chi doveva usufruire del servizio. Né ha portato a tariffe convenienti. O si garantisce una reale e libera concorrenza o forse è il caso che si torni al servizio pubblico. La Sardegna spende ogni anno 70 milioni per la continuità marittima. Fondi che potrebbero essere utilizzati con maggiore successo».
La difesa. Ma non tutti vedono in modo negativo la concentrazione delle compagnie nelle mani di un unico armatore. Il deputato di Forza Italia, Settimo Nizzi, non crede ci sia un rischio monopolio. «Ho grande fiducia in Onorato – dice –. Mi sono speso da sindaco in prima persona per farlo arrivare a Olbia. Ed è evidente che la qualità del servizio all’Isola Bianca è migliorata. Il nostro scalo è diventato il più importante della Sardegna. Se oggi ci troviamo in difficoltà la colpa è della crisi, non degli armatori. La gente deve capire che la compagnia pubblica non esiste più. Tirrenia è una società privata. E gli assetti societari non ci devono toccare, né possiamo condizionarli noi. Nessuno vieta a Onorato da domani di andare via. Non ci dobbiamo preoccupare di un presunto monopolio, che non esiste. È la politica che deve parlare con l’imprenditore. Non alzare barricate, ma aprire il dialogo. Solo così si possono fare passi avanti».
In trincea. Scontata la posizione da trincea dell’ex governatore Ugo Cappellacci. «Le operazioni societarie di Tirrenia rischiano di portare a un monopolio o alla concentrazione in poche mani del mercato – dichiara Cappellacci –. Ci troviamo di fronte a un nuovo pericolo non solo per il diritto alla mobilità dei sardi, ma anche per quello delle imprese isolane ad avere libero accesso ai mercati extraregionali. La giunta non può limitarsi a un ruolo da spettatrice. L’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale a giugno contiene precisi impegni per l’esecutivo: segnalare alle autorità competenti eventuali aumenti patologici e altre anomalie che dovessero avere dei profili di illegittimità. Nella scorsa legislatura noi non abbiamo avuto remore a contestare sia la procedura di vendita della Tirrenia, sia il caro traghetti, che abbiamo segnalato all’antitrust. Ora serve una precisa scelta di campo e occorre farla subito: o si sta dalla parte dei sardi o dalle parte delle lobby».
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