La Nuova Sardegna

Ottana, brindisi di lotta davanti alla fabbrica

di Federico Sedda
Ottana, brindisi di lotta davanti alla fabbrica

Sarà la cinquantaduesima notte di mobilitazione per 88 operai di Polimeri «Non molliamo». E il vescovo di Nuoro fa celebrare una messa nel presidio

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OTTANA. Cinquantuno giornate di presidio. Giorno e notte. E sarà così anche a Capodanno. Malinconici fuochi d’artificio andranno a impossessarsi del cielo non più dominato dai pennacchi di fumo delle ciminiere.

La cinquantaduesima notte davanti ai cancelli, tutti insieme anche a Capodanno a presidiare la fabbrica che ha chiuso i battenti. Sono i lavoratori di Ottana Polimeri, in cassa integrazione dal 10 novembre 2014.

Da allora non si sono mai mossi dalla tenda che hanno montato davanti all’ingresso dello stabilimento, ormai senza operai e senza lavoro.

Un fantasma senz’anima, la fabbrica di Ottana Polimeri, in queste notti di gelo. Solo il fuoco sempre acceso nel piazzale esterno riscalda i cuori e le speranze di questi 88 operai coraggiosi e stremati che difendono il lavoro e il loro futuro.

In queste notti di freddo, resistere, qui, nella piana di Ottana, dove le temperature scendono sotto zero, è stato particolarmente duro. E sarà così anche per San Silvestro e per le notti a venire, fino a quando non avranno garanzie sul posto di lavoro.

Affiora la stanchezza dopo quasi due mesi di presidio. Ma tengono duro, questi giovani operai ai quali hanno rubato il lavoro e i sogni, loro, figli di ex operai, maestri delle lotte davanti ai cancelli delle ciminiere di Ottana.

E loro, buoni discepoli. «Non molliamo», dicono in coro. Quelli che faranno il turno stanotte non avranno né voglia, né motivi per festeggiare.

«Ci chiuderemo nella tenda, dentro i sacchi a pelo – fanno sapere gli operai – per ripararci dal gelo».

Intanto, oggi, nel presidio, ci sarà un appuntamento importante. Alle 11.30, il direttore della pastorale del lavoro della diocesi di Nuoro, don Pietro Borrotzu, su disposizione del vescovo monsignor Mosè Marcia, celebrerà la messa per gli 88 operai e per le loro famiglie.

«Sarà un invito alla speranza», dice don Pietro. E a non sentirsi soli in questa lunga lotta per il lavoro. Nei giorni scorsi, sotto Natale, anche altri sono andati a trovarli o hanno dato segnali di solidarietà. Primo fra tutti il sindaco di Ottana, Gian Paolo Marras, che si è recato di persona alla tenda per fare gli auguri ai cassintegrati.

Un commerciante di un centro vicino ha donato panettoni e spumanti. Il Comune di Bolotana ha messo a disposizione alcuni carichi di legna da ardere per tenere vivo il fuoco davanti alla tenda. Ma il segnale più atteso era quello della politica. Che, però, ancora non è arrivato. Almeno forte e chiaro. «Dalle istituzioni – dicono gli operai – abbiamo ricevuto, finora, solo vaghe promesse».

Ora guardano al prossimo incontro con la Regione e l’azienda che dovrebbe essere convocato, stando agli impegni assunti dal presidente Francesco Pigliaru, entro il 15 gennaio.

Stavolta, il segnale lo lanciano loro, gli operai del presidio. Un segnale forte e chiaro: «Se pensano di prenderci per stanchezza si sbagliano di grosso». Già, nessuno a questi giovani senza lavoro può rubare il futuro.

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