Assalto a picconate al ristorante marocchino

Dopo la strage di Parigi, episodio di intolleranza nel centro storico: «Viviamo qui da 17 anni, mai avuto problemi»

SASSARI. Mentre Latifa, con il hijab che le copre capelli e collo, cerca di legare con una grossa corda il cancello di ferro per evitare che crolli giù del tutto, la giovane Rajaa racconta quello che forse sua mamma avrebbe tenuto per sé, visto il clima del momento: «L’altro giorno ha preso l’autobus e una persona quando l’ha vista ha detto “Bene, ora fanno salire pure i terroristi”». Latifa non commenta, non lo ha fatto nemmeno quando quel sassarese ha pronunciato una frase tanto ignobile. Non si è sentita toccata da quelle parole.

Ma il gesto che qualcuno ha compiuto nella notte tra venerdì e sabato, quello invece sì che ha turbato lei e sua figlia: l’apertura del loro ristorante era imminente, qualcuno ha preso a picconate il muro d’ingresso e ha quasi buttato giù l’inferriata. Impossibile, per loro, non collegare questa “intimidazione” ai fatti di Parigi. «Abbiamo firmato il contratto di locazione proprio ieri – dice Rajaa, 20 anni e un viso incantevole – dobbiamo trasferire il nostro locale qui, in vico al Duomo. Prima eravamo giù al Corso ma il clima non ci piaceva più tanto e così abbiamo deciso di provare a cambiare».

Un ristorante dove si offre la tipica cucina marocchina, un takeaway per la precisione (cibi da portare via), solo pochi posti a sedere e rigorosamente a conduzione familiare: Latifa è la cuoca, Rajaa la aiuta con i clienti. «Una signora che abita qui ci ha detto che tra le due e le tre del mattino ha sentito le voci di un uomo e di una donna. Poi dei rumori fortissimi. Ci ha spiegato di non aver avuto il coraggio di fare qualcosa perché era sola in casa». E così hanno agito praticamente indisturbati usando un attrezzo di sicuro molto pesante, considerando il danno che hanno provocato sul muro. Viene da chiedere subito: «Ma gli altri residenti di vico al Duomo non hanno sentito tutto quel chiasso?».

«Probabilmente sì – rispondono – ma avranno avuto paura». Madre e figlia non si scoraggiano, vivono a Sassari da diciassette anni «e non abbiamo mai avuto alcun problema con nessuno – racconta Latifa, conosciuta in città proprio per il ristorante caffetteria che porta il suo nome – Lavoravo nel mio locale anche fino a tarda notte e nessuno ha mai provato a intimidirmi. E mai ci hanno fatto dispetti di alcun genere». Ecco perché viene naturale, per lei e sua figlia, ricondurre il gesto dell’altra notte a una sorta di intimidazione legata a quanto accaduto in Francia.

Latifa, 39 anni, è musulmana, praticante, Rajaa è invece una ragazza di vent’anni che ancora deve capire bene dalla vita quale strada percorrere. Frequentava le magistrali di Sassari, poi ha perso un anno e non ha più voluto riprendere. Aiuta sua mamma e ha tanta voglia di rimboccarsi le maniche. L’entusiasmo non manca di certo a entrambe e i secchi pieni di calcinacci appena dietro il cancello che qualcuno ha tentato di abbattere fanno capire che si sono già date da fare per rimettere tutto a posto e aprire il takeaway quanto prima. Intanto, ieri mattina, alcuni sassaresi che passavano in vico Duomo si sono fermati e hanno condannato il gesto. A dimostrazione del fatto che la persona che sull’autobus ha pronunciato quella frase disgustosa rappresenta un’eccezione, non di certo la regola.

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