Abbanoa, nuove contestazioni
Inchiesta verso la chiusura, il pm Pilia indaga anche per appropriazione indebita
CAGLIARI. Malversazione, abuso d’ufficio e appropriazione indebita: sono questi i reati che il pm Giangiacomo Pilia si appresta a contestare a conclusione dell’inchiesta giudiziaria sulla gestione di Abbanoa. Il contenuto della relazione tecnica elaborata dal consulente Giuseppe Aste è arrivato all’ufficio del pubblico ministero e stando alle indiscrezioni avrebbe confermato una sequenza di punti critici sui quali, in queste ore, il magistrato è impegnato a lavorare. Il procedimento è ancora oggi iscritto contro ignoti, tempo una-due settimane e con la partenza delle notifiche di chiusa indagine si dovrebbe conoscere il nome degli indagati con il capo d’imputazione definitivo. Non è detto però che l’inchiesta su Abbanoa arrivi al capolinea con l’avviso di chiusa indagine: esposti, segnalazioni e notizie riportate dagli organi di informazione hanno allargato il campo d’interesse degli investigatori, con sviluppi imprevedibili. Partita su un’ipotesi di peculato, l’inchiesta ha poi virato su altre accuse man mano che i documenti sequestrati in più fasi nella sede di viale Diaz passavano all’esame della Guardia di Finanza, del consulente della Procura e dello stesso pubblico ministero. L’ipotesi di malversazione è riferita all’uso improprio dei fondi assegnati ad Abbanoa dalla Regione per la realizzazione di opere infrastrutturali, finiti sulle spese correnti: è stato lo stesso direttore generale Sandro Murtas ad ammettere all’assemblea di aprile 2014 di aver dirottato 166,6 milioni di euro «per garantire la continuità aziendale». Erano soldi vincolati, che la Regione aveva versato ad Abbanoa perché li spendesse sulle opere idriche indicate nelle delibere. L’advisor Deloitte ha poi certificato come il programma operativo triennale 2004-2006 e gli accordi successivi per la realizzazione delle opere fognarie e dei depuratori stabiliscano che le risorse trasferite ad Abbanoa dall’Ato per gli interventi di investimento «devono confluire su specifici conti correnti vincolati, non utilizzabili per causali differenti da quelle di realizzazione degli interventi predefiniti». Cosa che è invece avvenuta. I vertici di Abbanoa hanno riconosciuto di aver disposto una serie di giroconti tra il 2009 e il 2013 per complessivi 166,6 milioni di euro transitati dai conti correnti dedicati agli investimenti - rigorosamente vincolati in base agli accordi - ai conti correnti ordinari e poi in parte rientrati su quelli originari. Ma il consulente della Procura sembra aver stabilito che il calcolo è sbagliato: la cifra sarebbe di molto superiore, si parla del doppio. L’abuso d’ufficio che la Procura si prepara a contestare formalmente riguarda invece l’assegnazione a una trentina di avvocati reclutati con criteri ignoti di centinaia di pratiche per il recupero dei crediti: Abbanoa ha rimediato solo a novembre dell’anno scorso a quella che la Procura considera un’anomalia affidando il recupero di crediti per 50 milioni a due studi legali selezionati questa volta con una procedura di gara. Ma negli oltre dieci anni precedenti il rapporto tra dirigenza Abbanoa e legali è andato avanti senza alcun controllo. Ed è su questa fase che il pm Pilia ha rivolto l’attenzione, fino a ipotizzare il reato di abuso d’ufficio.
Proprio nei passaggi finali dell’inchiesta è emersa un’ipotesi di appropriazione indebita sulla quale c’è il massimo riserbo. Sarebbe riferita agli accantonamenti, ma in mancanza di conferme non resta che attendere la chiusura dell’indagine, ormai data per imminente.
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