Costa Smeralda, dissequestrati gli hotel
Il Riesame accoglie la richiesta di Sardegna Resorts. Potrà così ripartire l’attività turistica nei quattro alberghi di lusso
PORTO CERVO. La Costa Smeralda potrà riapire, per la imminente stagione turistica, i suoi prestigiosi hotel pentastellati mentre l’inchiesta sugli abusi edilizi va avanti. Le opere ritenute abusive e realizzate nei quattro Luxury Resorts della Costa – l’Hotel Cervo, il Romazzino, il Cala di Volpe e il Pitrizza –, ben 38 tra ville, suite presidenziali e reali, sale da ristorazione, cucine, lavanderie, hall, piscine e terrazze panoramiche con annesso barbecue sono state dissequestrate, ieri mattina, dal tribunale del Riesame di Tempio e liberate dalle poco piacevoli fettucce biancorosse di delimitazione giudiziaria.
Da Porto Cervo, dove la notizia è stata commentata con viva soddisfazione, il manager della Starwood Hotel Franco Mulas – il capo area che gestisce il personale e la ricettività della Costa –, ha fatto sapere che sono già partite le lettere di convocazione per diverse figure professionali che saranno assunte per la stagione estiva, oltre cinquecento persone che attendevano con ansia questa notizia. Il dissequestro degli immobili deciso dal tribunale del Riesame, presieduto da Gemma Cucca e composto dai giudici Daniela Di Carlo e Adriana Grandolfo, ha accolto la richiesta di nullità sollecitata da Antonella Cuccureddu, legale della Sardegna Resorts e del suo amministratore delegato, Mariano Pasqualone, indagato per abusi edilizi, in quanto il “periculum in mora” rappresentato dagli immobili che la procura della Repubblica ritiene realizzati abusivamente non è supportato da alcuni principi che consentono il sequestro, è cioè l’attualità (gli immobili sono stati realizzati da tempo) e la compatibilità ambientale, considerato che tutte le opere hanno ottenuto, dalle autorità competenti, le regolari autorizzazioni.
Rigettato, invece, il ricorso contro il sequestro presentato dagli avvocati di un altro degli indagati, l’ingegnere cagliaritano Tonino Fadda, assistito dai legali Benedetto Ballero e Rita Dedola. I giudici del Riesame non hanno ritenuto legittimata la richiesta dei legali del progettista dei lavori, che non avrebbe titoli per poter chiedere il dissequestro. Ma i giudici, nell’analizzare la complessa vicenda che, il 19 febbraio scorso ha portato al sequestro disposto dal gip degli alberghi, sono entrati nel merito dell’inchiesta avviata un anno fa dal capo della procura della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi. E offrono un assist giuridico al capo dell’ufficio inquirente quando affermano che l’indagine della Procura «si rivela chiara, circostanziata e volta a fornire la prova, peraltro assai difficoltosa, trattandosi di strutture risalenti agli anni Sessanta modificate e adeguate nel corso degli anni – scrivono i giudici del Riesame –, che determinati edifici o blocchi di essi siano stati realizzati senza legittimo titolo abilitativo, o modificandone la destinazione d’uso dopo il 1967». L’inchiesta, dunque, prosegue. Stavolta sottotraccia.
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