La Nuova Sardegna

Milano conta i danni e rialza la testa

di Cinzia Lucchelli
Milano conta i danni e rialza la testa

Cittadini al lavoro per tornare alla normalità. Appello di Pisapia. I testimoni: «I violenti si sono inseriti nel corteo pacifico»

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INVIATA A MILANO. La mattina successiva alla guerriglia che ha devastato il centro di Milano e rovinato il giorno dell’inaugurazione dell’Expo l’aria è ancora pregna di puzza di bruciato in via Carducci. I residenti scendono in strada, hanno voglia di raccontare e di confrontarsi sulle ore di paura che hanno vissuto, barricati in casa o nei locali, mentre le vetrine di una filiale Cariparma e di un bar venivano distrutte e due macchine incendiate. Concordano nel raccontare la metamorfosi di un corteo pacifico e colorato, l’emergere improvviso di un’anima nera, un nugolo di persone nascoste dietro caschi, passamontagna o maschere antigas. Armati di lunghe mazze hanno cominciato a tirare sassi e molotov contro la polizia. Nel giro di quindici minuti tutto è cambiato. Le fiamme, il fumo nero, i lacrimogeni, i turisti che fuggivano spaventati.

«Non c’è stata una discrepanza tra l’Expo e la manifestazione, che era pacifica, ma tra Milano e un gruppo di persone infiltrate nel corteo con intenti molto aggressivi» dice una signora che racconta di come, in piazza Virgilio, pur stando a casa propria si è sentita nel mezzo degli scontri. Le strade, i muri e le vetrine, lungo il percorso, dalla Darsena alla stazione di Pagano, passando per il cuore della Milano bene, portano le tracce della violenze e raccontano il mutare dell’anima del corteo. Dopo via De Amicis cominciano le vetrine infrante delle banche e di alcuni negozi, i segni sull’asfalto delle auto bruciate. La furia si intuisce nei pezzi di porfido staccati dal gradino di un negozio vicino a piazza Cadorna. Le scritte sui muri, fucsia, nere e rosse, si fanno sempre più fitte in via Boccaccio: «no Expo pride», «meno Expo più case», «Expo affama». Rimane sparuto e quasi dissonante in piazza Conciliazione un cartello ufficiale che indica la direzione da seguire per raggiungere l’Esposizione universale.

I milanesi passano, scuotono la testa, fotografano molto. «Abbiamo chiamato i pompieri tre volte, quando abbiamo visto sotto casa le auto e gli alberi incendiati e poi le fiamme scaturire nella banca di fronte - racconta un residente di via Carducci - ma ci dicevano che non potevano passare sopra i manifestanti per raggiungerci. Sono arrivati dopo venti minuti». «Non è stata una battaglia - puntualizza - ma uno scempio e noi cittadini siamo le vittime». «Un rumore che non potrò dimenticare è quello dei colpi dati alle vetrine - dice una signora che abita proprio sopra la filiale Cariparma distrutta - ho dovuto barricarmi dentro, il fumo entrava in casa». Racconta di gesti, nel mezzo della guerriglia, che danno il senso di quanto fosse dilaniata da spinte diverse. «Ho visto un ragazzo che ha tentato di dare fuoco a una tenda della banca - racconta - e un altro che lo ha spinto via, impedendolo». «Non abbiamo capito subito cosa stesse succedendo - racconta un medico che partecipava al corteo No Expo -. Solo arrivati in piazza Cadorna abbiamo visto il fumo, ma pensavamo a qualche fumogeno. Chi ha devastato è rimasto volutamente in fondo ».

C’è tanta amarezza, ma anche la voglia di rimboccarsi le maniche, cancellare i segni di rovina, ricominciare. Di prima mattina le strade sono già pulite, sgombre da vetri e detriti, le carcasse delle automobili vengono portate via, i vetrai sono all’opera. Il sindaco Giuliano Pisapia, lancia un appello per una mobilitazione. «Insieme - dice - possiamo dare un forte segnale di civiltà e dimostrare il vero volto della nostra città che non si lascia intimorire».

Intanto è partita la conta dei danni. Il Comune ha contattato cittadini e commercianti per raccogliere tutti gli elementi utili ed entro la prossima settimana verrà definito il contributo di solidarietà da erogare. La Regione Lombardia metterà a disposizione un milione e mezzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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