Annino Mele trasferito a Uta
L’ex big del banditismo era detenuto nel carcere di massima sicurezza di Nuchis
MAMOIADA. Annino Mele è tornato in Sardegna. La primula rossa del banditismo sardo è stato trasferito nei giorni scorsi nel carcere campidanese di Uta. Un trasferimento che è stato possibile soltanto grazie alla “declassificazione” della sua posizione carceraria. Annino Mele, 64 anni di Mamoiada, latitante dal 1982 al 1987, quand’era stato catturato dai carabinieri vicino al santuario tra Mamoiada e Orgosolo. All'ex bandito di Mamoiada, condannato all'ergastolo per duplice omicidio e quattro sequestri di persona era stato attribuito, negli anni Ottanta, anche un progetto che tendeva a unificare le ideologie del terrorismo rosso con il codice barbaricino. Teorie accusatorie che lui ha sempre respinto. Nel 1989, Annino Mele era scampato a un caffè alla stricnina che gli era stato servito nel carcere di Como: erano i tempi in cui imperversava la faida di Mamoiada tra i Cadinu e i Mele, con agguati mortali da dietro i classici muretti a secco, duelli a colpi di pistola per strada e addirittura autobomba. Era stato proprio dopo questa serie di violenze l’ennesimo sequestro di persona che Annino Mele aveva fatto l’ormai famosa uscita pubblica in cui aveva affermato: «Il sequestro di persona non paga». Tagliando di fatto i ponti con la malavita barbaricina di quei tempi.
Annino Mele ha girato numerosi penitenziari italiani, soprattutto quelli di massima sicurezza. Era anche già stato detenuto a Buoncammino, ma trasferito a Voghera dopo la chiusura del braccio di massima sicurezza. Di recente era stato anche a Nuchis.
«Dopo 32 anni dietro le sbarre e 28 senza soluzione di continuità in regime di Alta sicurezza, sei libri pubblicati e collaborazioni in progetti scolastici, Annino Mele finalmente è stato declassificato e ha fatto ritorno nel carcere di Cagliari –Uta – ha sottolineato con soddisfazione Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo diritti riforme, nel dare la notizia –. Un positivo riscontro che testimonia l'impegno riabilitativo dell'ergastolano-scrittore. L'aggiornamento delle informazioni fornite dalla Questura di Nuoro sul suo conto si sono positivamente sommate a quelle della Dda di Cagliari – ha aggiunto – consentendo così all'uomo di poter continuare nel percorso verso la risocializzazione e ottenere almeno un permesso, che finora gli è sempre stato negato. «Annino Mele, benché in carcere abbia sempre tenuto un comportamento eccellente, non ha mai usufruito di un permesso premio durante la sua lunghissima detenzione – ha continuato Maria Grazia Galligaris –. Oltre ai libri, è anche coinvolto in un progetto didattico con due classi del Liceo scientifico e classico “Marie Curie” di Meda. E partecipa alle iniziative culturali e rieducative promosse all'interno degli istituti penitenziari in cui è stato ristretto. Dipinge, costruisce vasi e cestini con gli stecchini – ha concluso la presidente di Socialismo, diritti e riforme da sempre impegnata sul fronte delle carceri – e confeziona centri tavola con filati di viscosa che mette a disposizione per progetti di solidarietà». (plp)
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