La Nuova Sardegna

Il Signore dei biopesticidi: sistemi naturali in agricoltura

Il Signore dei biopesticidi: sistemi naturali in agricoltura

MILANO. «Nutrire il pianeta con scelte naturali si può, è la strada giusta: con i biopesticidi noi sardi possiamo dare una mano importante in questa direzione». Luca Ruiu è un ricercatore...

2 MINUTI DI LETTURA





MILANO. «Nutrire il pianeta con scelte naturali si può, è la strada giusta: con i biopesticidi noi sardi possiamo dare una mano importante in questa direzione». Luca Ruiu è un ricercatore universitario sassarese che vanta un curriculum non comune. Laureato in agraria, ha lavorato come specialista nell’ateneo di Cambridge. Poi ha girato il mondo per acquisire conoscenze da trasferire in Sardegna. Ora con la Bioecopest, start up che opera a Tramariglio dove il Parco tecnologico svolge un ruolo d’incubatore per spin off, punta alla missione finale: trasformare in società autonoma - sempre in collaborazione con la struttura scientifica algherese e l’università di Sassari – il suo settore operativo aziendale.

Ma tutto questo nella sostanza che cosa significa?

«Vuol dire investire in un comparto, quello dei biopesticidi, che nel mondo registra un tasso di crescita del 12-15%. E allo stesso tempo fare ricerca promuovendo uno sviluppo dell’agro-alimentare capace di dare risposte naturali a problemi per i quali in passato ci si è rivolti soltanto alla chimica».

Per esempio, nell’isola?

«Anziché usare i classici antiparassitari o pesticidi è possibile usare come armi di difesa microbi agenti patogeni delle malattie d’insetti che danneggiano le nostre coltivazioni o che attaccano gli animali d’allevamento».

Come nel caso dei moscerini che colpiscono le pecore sarde provocando la Lingua blu?

Esattamente. Noi stessi stiamo lavorando per produrre biopesticidi in grado di contrattaccare quei culicoides alla base della Blue tongue. L’importante è darsi da fare e cominciare a brevettare le nostre soluzioni in un mondo dove le multinazionali stanno mobilitandosi e si muovo a ritmo incessante per acquisire strumenti nuovi in questo segmento in espansione».

Perché crede di essere stato scelto come testimonial dell’isola all’Expo?

«Avevo già svolto un ruolo simile in un programma del dipartimento Usa. Ma nel caso dell’esposizione di Milano ritengo che sia stato un modo per dare visibilità all’isola anche in un campo al quale solitamente non si pensa: l’innovazione scientifica e tecnologica come elemento per valorizzare le nostre risorse». (pgp)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’operazione

Sassari, vendute dosi di droga per un milione di euro: 16 arresti nel maxi blitz

Le nostre iniziative