La Nuova Sardegna

Le scuole in piazza: «Riforma bocciata»

di Andrea Scutellà
Le scuole in piazza: «Riforma bocciata»

Sciopero generale, insegnanti e studenti invadono le città italiane contro il ddl Giannini: in centomila solo a Roma

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ROMA. Le scuole chiudono i battenti: genitori, studenti, insegnanti e Ata invadono le piazze. Il mondo dell’istruzione sciopera nella sua (quasi) totalità contro il Ddl Giannini-Renzi. La piazza di Roma contesta anche la minoranza Pd: ne fa le spese Stefano Fassina. Benvoluti, invece, per i parlamentari 5 Stelle. «È lo sciopero più riuscito nella storia dell’istruzione italiana - commenta Domenico Pantaleo dell’Flc Cgil -, i cortei sono stati imponenti. Il ministero ci ha dato un parziale del 70% di adesioni su circa 5mila scuole campionate. Ne mancano più o meno 3.500, secondo noi si tratta di quelle chiuse. Stimiamo che l’adesione media sia stata dell’80%».

Numeri bulgari. A Roma i 100mila partecipanti stimati hanno sfilato da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, anche se in molti sono rimasti bloccati sulla salita del Pincio. Milano è tornata in piazza dopo le devastazioni del 1 maggio e ha risposto con una manifestazione pacifica e colorata che ha coinvolto, secondo la Cgil, almeno 35mila persone. Sempre secondo il sindacato “rosso” sono 40mila gli scioperanti a Palermo e 20mila a Catania, 25mila a Bari. Totale: mezzo milione di persone. Tra le piazze “ufficiali” anche Aosta e Cagliari, con cortei meno nutriti. «È una vera e propria rivolta contro quel disegno di legge - conclude Pantaleo - ora si faccia il decreto assunzioni per i precari, ma il resto va riscritto da capo».

I precari tagliati fuori. Le ragioni dei manifestanti sono poco chiare: un argomento (ab)usato alla vigilia anche dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Precari, docenti di ruolo, Ata e studenti hanno risposto a gran voce. «I precari che andrebbero assunti nella scuola sono almeno 300mila - incalza un manifestante - altro che 100mila. Chi resterà fuori, poi, se ha più di 36 mesi di servizio perderà anche le supplenze». La rabbia degli esclusi dal banchetto delle assunzioni emerge con forza tra i blocchi del corteo. «Sono una precaria della terza fascia - si presenta una manifestante - e sarò tagliata fuori completamente dalle assunzioni di questo governo. Lo scorso anno ho cambiato 9 scuole, quest’anno 5, faccio 100 chilometri al giorno. Il ddl non prende minimamente in considerazione i miei sacrifici».

La mappa concettuale del no. Renata Colletti, docente appena entrata in ruolo, ha disegnato una mappa concettuale che riassume le ragioni del “no”. «Il ddl - sostiene - è nefasto per la scuola pubblica italiana e va ritirato. Introduce un potere dei presidi di assumere e conferire bonus economici ai docenti, che rischia di sfociare nel clientelismo e nella corruzione. Inoltre, si torna a finanziare le scuole private mentre si chiede ai privati di finanziare le scuole pubbliche». C’è spazio anche per un tema poco dibattuto e non di poco conto: «Con la formazione specialistica delegata ai privati stiamo in realtà fornendo manodopera minorile a costo zero».

Fassina contestato. «Non voteremo mai più il Pd e io sono stata costituente del Pd nella mia città», dice una manifestante apostrofando con rabbia il deputato dem Stefano Fassina, di fronte alle telecamera di Repubblica Tv. «Io sono qui in piazza con voi, non sono dall’altra parte», risponde l’esponente della minoranza in odore di scissione. Anche al collega 5 Stelle Alessandro Di Battista non vengono lesinate critiche: «Dovete essere più concreti!» è il monito di una manifestante. «Il preside-sceriffo - accusa il pentastellato in sua difesa - può essere uno strumento in mano alle mafie. Una buona legge sarebbe quella che dà sostegno economico esclusivamente alle scuole pubbliche. Perché il pubblico funziona, sono i ladri che vanno cacciati».

L’Anief a Bruxelles. Lo aveva annunciato lunedì e ieri ha mantenuto la promessa: il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, è volato a Bruxelles, per denunciare il ddl “Buona Scuola” alla Commissione Ue. Il sindacato che con i suoi ricorsi ha permesso la storica sentenza della Corte di giustizia europea sull’assunzione dei precari, dunque, non ha alcuna intenzione di fermarsi. «A un anno dall’atto di messa in mora del governo italiano sul precariato scolastico - spiega Pacifico - la riforma in cantiere non fa che peggiorare le cose. Continueranno a essere chiamati 100mila supplenti tra docenti e Ata fino al 30 giugno, mentre 200mila non saranno assunti perché cacciati dalle graduatorie e dalla scuola. Abbiamo chiesto alla Commissione europea di rompere gli indugi - incalza il presidente Anief - e di ricorrere contro lo Stato italiano per una procedura d’infrazione, la numero 2124, che è già stata attivata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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