La Nuova Sardegna

Gli operatori: «Expo punto di svolta»

di Pier Giorgio Pinna
Gli operatori: «Expo punto di svolta»

Consorzi e imprenditori regionali alla conquista di nuovi mercati: «Puntiamo su biodiversità, eccellenze e innovazione»

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INVIATO A MILANO. Sei mesi per mettere un piede nel futuro. «Lo sappiamo: non c’è tanto tempo, e non sarà facile, ma con l’Expo vogliamo diventare davvero la terra promessa dalla Regione con i suoi slogan: un’Isola senza fine». Entusiasti, con qualche inevitabile riserva, tanti degli operatori sardi volati qui a Milano per i primi lanci dei prodotti nostrani. Discorso che parte da precise linee guida. Obiettivi e rotta delineati. Prua puntata su altissima qualità, biodiversità, innovazione.

Valutazioni. Come rimarca il presidente del Consorzio per l’olio sardo dop, Luca Carrone, «con gli uliveti pugliesi devastati dalla Xylella fastidiosa, non bisogna dimenticare che la nostra isola quest’anno è stata tra le poche regioni a poter fornire un prodotto sano e di grande pregio». Certo, resta limitata la quantità: su una media annuale di 80mila quintali, il dop si attesta su soli 50mila litri. «Ma non vogliamo restare relegati in un mercato di nicchia e siamo pronti a ogni mossa per incrementare le produzioni certificate», afferma Mario Setti, direttore della Copar di Dolianova parlando anche a nome di altri colleghi che operano sul territorio.

I formaggi. Situazione del tutto diversa in altri segmenti di mercato. «Noi non abbiamo di sicuro problemi di quantità da destinare all’export – rileva Annalisa Uccella, direttrice del Consorzio di tutela del pecorino sardo dop – Ma attraverso manifestazioni internazionali come l’Expo siamo impegnati a far distinguere i nostri formaggi dagli altri: speriamo di riuscire a piazzare al meglio sia i pecorini dolci sia i maturi in Francia, Germania e in altri Paesi del Nord Europa».

Confindustria. Qualche critica sul ruolo e «sulle potenzialità a tutt’oggi non sfruttate appieno dall’isola» arriva dal presidente regionale, Alberto Scanu: «La Regione Sicilia ha stanziato per l’Expo 25 milioni, la Regione Sardegna meno di 5: la differenza è lampante e gli effetti si vedranno». «A ogni modo – prosegue – questa è una vetrina importante, la cosa è fondamentale è esserci comunque: siamo tutti d’accordo sul fatto che è indispensabile proporci come terra dove vivere bene e dove vivere a lungo, oltre che come luogo di possibili investimenti economici».

Gli emigrati. Tonino Mulas, presidente onorario della Fasi, non ha voluto perdersi nessuno degli appuntamenti sardi nei primi giorni di apertura dell’esposizione universale. «Questa è un’occasione che l’isola non può perdere, un palcoscenico mondiale», dice. E ricorda come i circoli sardi in Italia siano stati da sempre antesignani nella diffusione dei prodotti dell’antica terra di Ichnusa. «Adesso con la campagna Sarda Tellus ci stiamo dando da fare a promuovere l’agnello sardo Igp», aggiunge.

Le immagini. «Certo, nel marketing e nella comunicazione delle nostre eccellenze bisogna stare attenti», osserva il regista Davide Melis, che l’altro ieri ai chiostri di San Barnaba ha presentato il trailer di un suo video sulla Sardegna. «Le immagine stereotipate possono rivelarsi addirittura controproducenti», incalza.

Stime e apprezzamenti. Una vetrina da preparare con cura, dove mostrare le merci migliori, dunque, senza incertezze e tentennamenti. Perché, come spiega Giuseppe Pulina, ex direttore del dipartimento di Agraria sassarese e oggi commissario dell’Ente regionale foreste, «l’isola in questa manifestazione internazionale deve mostrare il meglio che ha». «I nostri cibi e i nostri prodotti, comunque, in una kermesse nella quale si parla di nutrire il pianeta, possono fare la loro parte alla grande», sottolinea in chiusura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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