Cresce ancora il partito dell’Anas sarda
I maggiori sponsor dell’idea in Regione sono l’assessore Maninchedda, i Rossomori e i Riformatori
CAGLIARI. L’Anas sarda? È possibile e la Regione un passo avanti l’ha fatto tempo fa. Potrebbe essere Area (l’ex Iacp) a prendere in carico le strade statali e provinciali, manutenzione e personale compresi, oltre a continuare a occuparsi di case popolari. L’ipotesi è scritta nel disegno di legge dell’assessore ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, licenziato dalla Giunta e all’esame del Consiglio regionale. Sarebbe proprio questa riforma sulle competenze permetterebbe ad Area di «prendere possesso, progettare e costruire, sempre attraverso i bandi, le infrastrutture che esistono sul territorio ma non sono ancora di proprietà della Regione». A cominciare dagli oltre seimila chilometri di strade ora dell’Anas (cioè lo Stato) e delle ex Province. Se Area è l’ embrione di una possibile Anas sarda, è evidente che i rapporti fra la Regione e l’agenzia nazionale da più parti, centrosinistra e centrodestra, ormai sono considerati insostenibili e al capolinea. I Rossomori, in maggioranza, hanno pronta una proposta di legge: «La presenteremo a giorni e sarà innovativa», è l’annuncio del capogruppo Emilio Usula. Sul fronte del centrodestra, i Riformatori sono i più decisi a tagliare il vecchio cordone ombelicale. Qualche settimana dopo i sit in nei Comuni, lo slogan era «cacciamo via l’Anas», il coordinatore Michele Cossa ha presentato in Consiglio regionale una mozione ancora più esplicita. «Vogliamo – aggiunge – che la ribellione non parta solo dal parlamento dei sardi, ma da tutti i Comuni finiti ostaggio del fallimento dell’Anas». A parte le enunciazioni, il vero problema è questo: per farsi carico delle strade, la Regione dovrebbe essere sicura di avere le risorse per sostenere il costo delle manutenzioni e del personale. In Sardegna i dipendenti dell’agenzia nazionale sono 400, mentre è imprecisato il numero di quanti si occupano delle strade per conto delle Province. Gli scenari possibili sono tre. Il primo: gli attuali 7/10 che la Regione incassa dal bollo auto, circa 75 milioni, ora dirottati nella sanità, potrebbero essere utilizzati solo per le manutenzioni delle statali. Con gli ulteriori 3/10 (se li prende lo Stato) invece potrebbe coprire il costo del personale e pensare anche agli investimenti. Per le provinciali, la soluzione potrebbe essere il trasferimento alla Regione dell’attuale 16 per cento delle tasse sulle assicurazioni auto oggi incamerato dalla Province. Ma le due ipotesi hanno un difetto: la Regione non avrebbe ancora la certezza di avere a disposizione l’intero monte delle risorse necessarie. La soluzione finale potrebbe essere questa: convincere lo Stato a ridurre di 100 milioni gli accantonamenti che ogni anno trattiene sulle compartecipazioni sarde (600 in tutto) e destinare la nuova entrata, più le altre due, a coprire il bilancio dell’Anas (Area) sarda. Ma la Fit-Cisl, col segretario Giovanni Matta – ha replicato: «Piuttosto che minacciare tempeste, obblighiamo lo Stato a trattare bene la Sardegna. Il resto servirebbe solo ad accelerare la fuga dell’Anas». (ua)
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