Cinquantatrè a Valledoria accolti con emozione
SASSARI. Anche chi nei giorni scorsi ha mostrato più resistenza, di fronte a quei volti spaventati ha ricacciato indietro qualche lacrima. E il sindaco di Valledoria, che aveva protestato per essere...
SASSARI. Anche chi nei giorni scorsi ha mostrato più resistenza, di fronte a quei volti spaventati ha ricacciato indietro qualche lacrima. E il sindaco di Valledoria, che aveva protestato per essere stato informato a cose fatte, alle 10 di sera ha la voce più bassa di due toni. Cinquantatrè profughi sono stati sistemati a Valledoria, all’interno di una ex casa di riposo. Quando sono scesi dal pullman hanno trovato una folla di persone a salutarli. E in prima fila, a dare il benvenuto, c’era il sindaco Tore Terzitta. Parole e gesti che dimostrano come dietro il disappunto per una scelta calata dall’alto non ci fosse razzismo o volontà di escludere i meno fortunati. Dice Terzitta: «Li abbiamo accolti con il sorriso, fanno tenerezza, alcuni sono giovanissimi. Tutti avevano in mano un sacchetto, probabilmente con la cena al sacco consumata in pullman. Erano stanchi, i visi provati». Ad accompagnarli, oltre alla polizia, i carabinieri e i vigili urbani, c’erano mediatori linguistici e culturali. I migranti non parlano una parola d’italiano, qualcuno gli ha spiegato dove avrebbero dormito e quali regole dovranno seguire all’interno della struttura. Già oggi sono attesi in questura a Sassari per proseguire le procedure di identificazione. «Andrò presto a trovarli – dice il sindaco Terzitta – farò capire che i miei concittadini non hanno pregiudizi». Resta invece l’amarezza per il metodo: «Ribadisco che quella struttura non è idonea e che non è giusto tenere all’oscuro i sindaci di decisioni simili. L’ho detto al prefetto, più volte a voce e anche in una lettera. Ma la solidarietà è un’altra cosa. Quella non è mai stata messa in discussione». (si. sa.)
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