Orune, esecuzione in centro
Gianluca Monni freddato da due killer: aspettava il bus per andare a scuola
INVIATA A ORUNE. Quel che resta sull’asfalto è il corpo rosso di sangue e bianco di morte di uno studente di 19 anni e il suo zaino carico di libri. Gianluca Monni è stato ucciso a fucilate ieri alle 7 del mattino da un killer spietato mentre aspettava seduto sul gradino della casa della nonna, al numero 150 di Corso Repubblica, in pieno centro a Orune, l’autobus che lo avrebbe portato a scuola, a Nuoro. Lo stesso autobus sul quale doveva salire qualche fermata dopo la sua fidanzata, 17 anni, iscritta all’istituto agrario Bernardo Brau di Nuoro, intitolato a un ragazzo ucciso a 16 anni nel 1983. Forse è a lei che Gianluca stava inviando un messaggio col suo telefonino poco prima di essere ucciso. E forse è per questo che non si è accorto che gli assassini gli si stavano avvicinando.
La dinamica. Quella di Gianluca è stata una vera e propria esecuzione. Due uomini col volto coperto da un cappuccio e da un fazzoletto sono arrivati di corsa a bordo di un’utilitaria di colore scuro in corso Repubblica. La macchina si è fermata all’improvviso davanti al ragazzo, che non ha avuto il tempo di capire quello che stava succedendo. Un killer è sceso dall’auto e ha premuto il grilletto di un fucile semi automatico per tre volte, a un metro di distanza dal ragazzo. Tre pallottole, una alla testa e due sul fianco, precise, letali. L’omicida è risalito sull’auto ed è scappato con il suo complice, sgommando lungo corso Repubblica dove si trova anche la caserma dei carabinieri. Un’azione veloce e fulminea, ma non da professionisti, secondo la prima ricostruzione degli inquirenti.
I soccorsi. L’agonia di Gianluca è stata rapida. L’eco delle fucilate è risuonata in tutto il paese. La prima a soccorrerlo è stata la mamma Rita Gaddeo, operatrice della cooperativa Gies di Nuoro, e volontaria della Croce Verde di Orune, la cui sede si trova a pochi metri di distanza dal punto in cui il ragazzo è stato ucciso. Ieri mattina la mamma di Gianluca, per una crudele coincidenza, era appena rientrata dal turno di notte e stava chiacchierando con i colleghi della Croce Verde. Poi gli spari, gli operatori che escono di corsa per soccorrere Gianluca e tentano di rianimarlo. Inutilmente. Accanto la madre, attonita, che più tardi veglierà il figlio fino a quando il cadavere sarà portato in ospedale per l’autopsia.
Le indagini. Terrorizzati e increduli gli altri studenti che aspettavano sotto la pensilina dell’Arst l’arrivo dell’autobus per Nuoro. Gianluca era seduto a pochi metri di distanza. L’eco delle fucilate, risuonata in tutto il paese, li ha colti di sorpresa. Impauriti hanno cercato riparo dai colpi scappando e nascondendosi nei vicoli. Solo dopo hanno capito di non correre alcun pericolo. I killer stavano cercando solo Gianluca: è lui che volevano uccidere. Ed è proprio dalle testimonianze degli studenti pendolari (i carabinieri hanno dovuto rintracciarli uno per uno) che gli inquirenti sperano di ricavare qualche indizio utile alle indagini che sono condotte dai carabinieri della compagnia di Bitti e del reparto operativo del comando provinciale di Nuoro e coordinate dal procuratore della Repubblica di Nuoro Andrea Garau e dal sostituto Andrea Vacca.
Grazie alle loro testimonianze e a quelle degli amici del paese e dei familiari gli inquirenti stanno ricostruendo le ultime ore di vita del ragazzo e stanno indagando su amicizie e abitudini del diciannovenne, nel tentativo di trovare un movente a un delitto che è un vero e proprio giallo. Anche se la vita di Gianluca, come raccontano tutti gli amici, ruotava intorno alla fidanzata. Si erano innamorati qualche anno fa e tutto il paese li ricorda con affetto. «Erano sempre insieme – racconta una vicina – Tutte le mattine prendevano lo stesso autobus per andare a scuola, ma lei saliva una fermata prima perché abita nella parte alta del paese». Anche ieri la ragazza stava aspettando il bus. Quando ha saputo cos’era successo ha raggiunto di corsa il centro del paese. Ed è rimasta impietrita non appena ha scoperto che a terra c’era il suo ragazzo. Gli amici infatti le avevano detto che era morto Pasquale, il fratello di Gianluca. Una pietosa bugia che non ha potuto risparmiarle il dolore più grande della sua vita.
Le modalità. Una morte atroce, quella di Gianluca, e senza un perché apparente. Con alcuni elementi che quasi ricordano, nonostante aspetti approssimativi dell’agguato, azioni della criminalità organizzata. Un blitz compiuto per di più in pieno giorno e nel centro del paese: una sfida. Per questo i carabinieri e i magistrati lavorano senza sosta. Tentano di far luce su un delitto efferato che fa sprofondare Orune nel passato, quando attentati, faide e omicidi si succedevano a un ritmo incessante. Chi sono questi spietati assassini capaci di uccidere in un paese di 2.400 abitanti, a un’ora in cui si esce di casa per andare a scuola o al lavoro? Potrebbe trattarsi di una pista passionale, criminalità comune oppure di uno sgarro tra ragazzi. In ogni caso gli inquirenti ora vogliono capire se dietro le quinte si nasconda qualche ombra nelle relazioni che la vittima aveva intrecciato in paese e nei centri vicini.
Ieri il medico legale Vindice Mingioni ha portato a termine l’autopsia. Il corpo del ragazzo in serata è stato riconsegnato ai familiari. Oggi il paese suona le campane a morto e il sindaco ha proclamato il lutto cittadino. Alle 16, nella chiesa di Santa Maria della Neve, saranno celebrati i funerali.
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