Vertenza Sardegna Il Pd: vogliamo fatti
Lunedì alla Camera il dibattito sulle emergenze dell’isola «Nella mozione 15 grandi problemi ma anche le soluzioni»
CAGLIARI. Il Senato della Vertenza Sardegna ha preso atto pochi giorni fa fino a promuoverla a «emergenza nazionale», ora deve farlo la Camera. Lunedì, a Montecitorio, comincerà il dibattito sulle mozioni presentate prima da Cd-Sel (è la stessa discussa a Palazzo Madama) e poi dal Pd. In quella dei Democratici c’è una novità importante: «Non è il solito elenco di doglianze e neanche una contestazione su tutto», ha detto Romina Mura, coordinatrice dei deputati sardi del partito di maggioranza, «all’’attenzione del Governo vogliamo portare 15 proposte su cui ci aspettiamo il massimo dell’impegno». Non «chiediamo risposte generiche e frettolose – ha aggiunto Siro Marrocu – Senza voler spaccare il fronte, anzi auspichiamo che alla fine ci sia una sintesi fra le mozioni, il nostro obiettivo è dettare l’agenda del Governo per la Sardegna, con fatti concreti su quali saranno gli interventi a breve e a lunga scadenza». Caterina Pes è convinta che dal Governo arriveranno «risposte meditate sulla questione Sardegna». Non sarà facile, finora Palazzo Chigi, nonostante la grande affinità politica, è sembrato schizofrenico nella gestione non solo istituzionale dei rapporti con la Regione: da una parte sembra dare e riconoscere, ma poco dopo è capace di smentirsi con decisioni tutt’altro che favorevoli. Vero o falso? «Siamo convinti – sono state le parole di Francesco Sanna – che stavolta l’approccio sarà diverso». Perché? «Perché la nostra non è una supplica al sovrano – ha detto – Ma una mozione riformista che individua i problemi e offre la chiave per risolverli». Sono quattro i punti strategici della mozione-laboratorio. A cominciare dalla definitiva chiusura dell’ancora irrisolta Vertenza entrate con il riconoscimento di «quelli che sono i nostri maggiori diritti su Irpef, Iva e altri tributi come c’è stato riconosciuto anche dalla Corte costituzionale». Secondo i parlamentari del Pd sardo, il debito dello Stato ammonterebbe a ben 5 miliardi: «Non ci possono essere rinvii, l’accordo va trovato». C’è la rivendicazione della specificità storica della Sardegna che «non può essere messa in discussione da nessuna riforma costituzionale». Subito dopo c’è un altro caso irrisolto, quello dell’energia: «Siamo l’unica regione senza il metano e proponiamo che in Sardegna sia sperimentato l’utilizzo del gas naturale liquefatto». Ci sono i trasporti: «Rivediamo le convenzioni e i contratti per ottenere una vera continuità territoriale marittima e perché quella area non sia ancora un costo per i sardi». Nei 15 punti della mozione, c’è spazio per l’industria, «il Governo deve sostenerci nella scelta dei nuovi modelli di sviluppo», ha detto Emanuele Cani. Poi è forte la richiesta per la riduzione delle servitù militari e l’appoggio a investimenti contro lo spopolamento delle zone interne. Renato Soru, segretario regionale del Pd, si è detto ottimista: «Il Governo ci ascolterà. In questa mozione c’è davvero tutto: assunzione di diritti, responsabilità e doveri». Del Governo e anche della Sardegna. (ua)
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