Andrea Biancareddu: «La città voleva me»
Netta affermazione con il 52.07 per cento per l’ex assessore regionale «È stato premiato il lavoro a favore del territorio. Ora serve una svolta»
INVIATO A TEMPIO. Si è confermato un’autentica macchina da guerra, come temeva chi aveva l’arduo compito di contrastarlo: Andrea Biancareddu, 49 anni, ha stravinto la competizione delle amministrative di Tempio e da ieri è il nuovo sindaco di una città che da lui si attende una svolta vera contro il declino. Con il 52.07 per cento (e i dati dopo lo scrutinio delle prime sezioni, tutte delle frazioni, erano addirittura bulgari) la sua lista “Tempio rinasce” ha dato una lezione dura quanto inattesa agli avversari designati, la lista “Tempio libera e democratica” guidata da Antonio Balata, attestatasi su un 38.55 per cento; staccatissime le altre due liste, quella del Movimento 5 Stelle capitanata da Nino Vargiu (5.69 per cento) e quella denominata “Unione democratica per Tempio” con candidato sindaco Salvatore Sassu (3.69 per cento).
La festa. Già alle 2.27 di due notti fa, mentre lo spoglio era ancora in alto mare e i dati ufficiali a disposizione erano relativi a sole quattro sezioni, il gruppo dei sostenitori di Biancareddu ha fatto ingresso a clacson spiegati in piazza Gallura per poi entrare nella salone di rappresentanza del municipio dove era in corso la seguitissima diretta di Rtg, con ospiti e opinionisti. Lì arrivavano i dati aggiornati, ma i fan dell’ex assessore regionale all’ambiente sapevano già che il loro candidato era quello vincitore e non hanno frenato la loro gioia: strette di mano, hip-hip hurrà per il sindaco, poi confermato tale man mano che nello schermo si riempivano le caselle delle sezioni, con un risultato impietoso per i suoi avversari. Biancareddu era il più prudente di tutti, solo alla fine ha potuto rilassarsi e festeggiare l’inizio della nuova avventura.
Tattiche e paure. Patrocinatore lgale, sposato con Giovanna, una figlia di 8 anni di nome Marianna, il neo-sindaco racconta le ultime ore: «Dopo una giornata passata con la famiglia e a inaugurare un circolo bocciofilo, in tarda serata sono andato da un amico per soffrire in silenzio e lontano da tutti . Non mi aspettavo un risultato così netto. Ho iniziati a essere fiducioso dopo i dati delle frazioni, ma poi ho saputo in maniera ufficiosa che anche in tutti gli altri seggi eravamo avanti. Anche se fino al risultato finale non puoi mai essere sicuro. È un successo di cui dubitavo il giorno prima, quando gli avversari si davano per vincenti, secondo i dati a loro disposizione, di 600 voti: anche questa è una tattica. Un po’ di apprensione me l’hanno messa. Io no navevo fatto calcoli, è difficile a livello comunale. Evidentemente la gente ha poi scelto sulla base di 50 anni di una vita politica, non sui 30 giorni di campagna elettorale, nella quale comunque si estremizzano le posizioni».
La politica del fare. Cosa ha pesato nella valutazione degli elettori? «Senza falsa modestia – risponde Biancareddu – credo di aver portato a Tempio qualche risultato come assessore regionale, una posizione in cui pure devi guardare a tutta la Sardegna. Riuscire a indirizzare alcuni finanziamenti nella propria città al cospetto di una giunta di 12 persone non è facile. Si tratta di opere pubbliche grosse, non filastrocche, dalla caserma Fadda, al teatro del Carmine, allo stadio Manconi, oltre alle lotte per il tribunale. Probabilmente si è pensato che in 25 anni di pubblica amministrazione, se uno non è proprio scemo, qualcosa l’avrà imparata. Tempio non si poteva permettere un sindaco in rodaggio».
Collaborazione coi predecessori. Perché non ha mai corso prima da sindaco? «C’erano sempre le regionali prima e grazie ai tempiesi venivo sempre eletto – dice Biancareddu – e non potevo dimettermi dopo un anno e mezzo. I tempi migliori sono stati quando lavorando a Cagliari potevo collaborare con una giunta “sinergica” a Tempio. Non che non sia successo con sindaci di altra parte politica, ma era diverso. Da assessore regionale, con Frediani sindaco abbiamo finanziato la messa a norma del depuratore di Parapinta con quasi 3 milioni, e poi la bonifica di Padulo, i soldi per il Limbara ancora da spendere».
I primi cento giorni. Tante le cose da fare, quelle più immediate? «Da vedere cosa c’è in pentola, spero che qualcosa sia già avviato e se c’è solo da appaltare lo facciamo immediatamente. E poi vediamo di contattare i direttori generali in carica in Regione, alcuni dei quali conosco da quando ero assessore. E poi riorganizzare la macchina amministrativa comunale, se tutti remano dalla stessa parte i risultati si vedono». Il significato del nome della lista, “Tempio rinasce”, è a metà strada tra speranza e promessa. «È il nome più adatto per una fase di transizione tra quello che considero il Medioevo di Tempio e quello che può essere il Rinascimento – spiega il neosindaco, dopo l’investitura ufficiale e lo scambio di consegne col predecessore Romeo Frediani – : senza dare colpe a nessuno, ma occorre ricominciare da capo e ridare speranza. La gente ha creduto in un progetto in cui non c’erano quote partitiche da rispettare, una civica che non fa battaglie di colore».
Indagini. C’è la spada di Damocle della questione dell’utilizzo dei fondi regionali per cui è indagato con altri colleghi, non teme il commissariamento? «Siamo nella fase delle indagini preliminari, la magistratura giustamente sta valutando come sono stati spesi quei fondi e noi pensiamo di aver agito correttamente e spero che venga archiviata la mia posizione. Non candidarmi sarebbe stato un atto da codardi, Tempio voleva me su questa poltrona».
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