La Nuova Sardegna

Deposito nell’isola? È già scontro aperto

di Pier Giorgio Pinna

A metà mese l’annuncio del governo sulla rosa di regioni Sull’entità dei residui da smaltire diversi i dati Ispra e Sogin

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SASSARI. Sardegna nella rosa delle regioni vagliate per il deposito di scorie nucleari. La notizia, largamente anticipata, troverà conferme ufficiali a metà mese, non si sa ancora se il 15 o il 18. Sarà Matteo Renzi a fornire i dettagli. Non è però in questa fase che verrà resa nota l'effettiva scelta: nelle prossime settimane il governo dovrebbe limitarsi a comunicare quali sono tutte le aree selezionate dalla Sogin, le stesse poi visionate e inserite dall'Ispra in una seconda griglia. Per ora, insomma, verrà formalizzato solo il ventaglio delle zone possibili: una decina in tutto, a quanto pare. Sui successivi aspetti di questo passaggio, che sta comunque suscitando già fortissime proteste in tutta l'isola, interverranno quindi le amministrazioni regionali e le forze parlamentari.

Trova intanto conferme la denuncia lanciata mesi fa dal presidente regionale di Isde. Vincenzo Migaleddu aveva messo in guardia, oltre che sul pericolo di una destinazione della Sardegna come sito per le scorie radioattive, su un altro aspetto preciso: Sogin, la spa statale per lo smaltimento dei residui nucleari, e Ispra hanno fornito sinora numeri differenti sull'entità delle scorie da smaltire. «Un rilievo», fa notare adesso il dirigente dei Medici per l'ambiente, «che dirigenti dell'Ispra non hanno mancato di far notare su Twitter, di fatto avallando le mie argomentazioni critiche». Se infatti non si conosce neppure con esattezza - ed è in ogni caso controversa - la quantità di materiale da stoccare, come si fa a decidere quale sito sia da preferire rispetto ad altri su scala nazionale? Il che riconduce il presidente regionale dell'Isde verso lo stesso interrogativo sollevato in passato: «Quando si tratta di temi tanto delicati, non si dovrebbe quantomeno partire da dati omogenei?».

Risale invece a metà aprile la dichiarazione più generale del ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti. Che, ricevuta la mappa segreta delle aree potenzialmente idonee, Sardegna compresa, ha spiegato di aver sollecitato un supplemento d'indagine. «I tempi saranno ancora lunghi»: queste le sue parole in un convegno a Cagliari. Circostanza che aveva portato a pensare a uno slittamento delle comunicazioni alle settimane successive alle elezioni: così com'è avvenuto, sebbene molti osservatori pensino che la scelta di rinviare le comunicazioni sia stata più che altro voluta a Roma per evitare condizionamenti sul voto. La questione, come nell'isola, è sentita in tante altre aree d'Italia che non vogliono assolutamente il sito nucleare. Tanto che di recente la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo, rispondendo a un'interrogazione di M5S, ha confermato: «Ci vorranno 60 giorni per gli approfondimenti». Il che riporta il calendario degli annunci formali appunto al prossimo 15 giugno.

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