Cagliari, migranti: scatta la rivolta
In 50 protestano davanti al porto. Chiedono di andare via dalla Sardegna
CAGLIARI. Protesta dei migranti nella tarda mattinata di ieri giovedì 4 e stamane venerdì 5 davanti all'ingresso delle Dogane del porto di Cagliari. Una cinquantina di stranieri, molti dei quali sbarcati sabato scorso da una nave militare tedesca che li aveva soccorsi a largo delle coste libiche, si sono presentati per manifestare la loro volontà di lasciare la Sardegna per raggiungere altre nazioni d'Europa.
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I migranti - secondo quanto accertato dalla polizia intervenuta sul posto - sono sprovvisti di documenti e al momento del loro arrivo in Italia hanno anche rifiutato di farsi fotosegnalare. Due elementi questi che impediscono loro di lasciare l'isola via mare o con un aereo.
La manifestazione ieri è andata avanti tranquilla, gli agenti dell' amministrativa e dell'ufficio immigrazione hanno controllato la situazione. Proprio ieri in prefettura si era parlato dalla questione migranti. È infatti allo studio con la Regione Sardegna un protocollo finalizzato a disciplinare le procedure di prima accoglienza. La buona organizzazione messa in campo sabato 30 maggio che ha fronteggiato l’arrivo di 880 persone tra cui 30 bambini deve diventare una procedura standard per quella che è stata definita non più un’emergenza ma un fatto ineluttabile.
La gestione dei bisogni delle persone che giungono in Europa per cercare una possibilità di vita e di lavoro deve diventare una priorità. I problemi che però rendono difficile questo approccio sono numerosi e vanno dalla complessità delle situazioni che i migranti si portano appresso alle necessità di garantire sicurezza e ordine pubblico attraverso il controllo dei migranti stessi.
Le proteste dei migranti non sono una novità in Sardegna. Molti arrivano nella speranza di raggiungere connazionali e non sono pochi quelli che hanno informazioni precise sui luoghi dove è meglio andare per essere sicuri di trovare una sistemazione duratura.
Le strutture isolate sono quelle più temute, i migranti infatti confidano molto anche sulla rete delle persone in una condizione simile alla loro.
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