Alberto Gazale: «Finalmente canto Verdi nell’Isola»
Dopo i palchi del mondo e l’Oscar per la lirica Il baritono sassarese a Cagliari per “Aida”
CAGLIARI. Prosegue la stagione lirica e di balletto del Teatro Lirico di Cagliari che ha inaugurato nei giorni scorsi il cartellone con “Aida” celeberrimo capolavoro musicale in quattro atti di Giuseppe Verdi plasmato per l'occasione dalla regia di Stephen Medcalf. Dalle fastosità dell'antico Egitto il regista inglese sposta l'ambientazione al 1870 nel periodo del conflitto franco-prussiano, anni in cui il capolavoro fu concepito. Una scelta di regia che il pubblico del Lirico di Cagliari, in occasione della prima, non ha particolarmente gradito applaudendo invece con calore tutti i protagonisti.
Protagonisti con nomi di grande prestigio della scena internazionale accanto a Dimitra Theodossiou e Anna Maria Chiuri anche una star sarda il baritono sassarese Alberto Gazale nel ruolo di Amonasro.
Considerato uno dei maggiori artisti della sua generazione, Gazale ritorna in Sardegna dopo due anni di assenza dalla sua ultima apparizione sempre al lirico con la fortunata ripresa “Pagliacci” di Franco Zeffirelli. Una sfolgorante carriera ha portato il baritono eclettico, dalla voce morbida e potente nei maggiori teatri del mondo ad interpretare oltre settanta ruoli da protagonista Anche quest'ultimo anno artistico è stato senza soste solo una settimana fa Gazale era a Pechino impegnato in una spettacolare produzione di “Andrea Chenier” coprodotta col Covent Garden di Londra.
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A suggellare un successo costellato di importanti riconoscimenti è arrivato nel dicembre scorso anche il più importante premio conferito ai protagonisti della lirica mondiale: l' International Opera Awards, che ha premiato oltre la voce la spiccate doti attoriali che rendono Gazale uno degli interpreti più apprezzati non solo dalla critica ma anche dal pubblico. Il premio infatti ha un valore enorme anche perché alla commissione tecnica internazionale si affianca una giuria che rappresenta i maggiori gruppi di sostenitori dell'opera lirica, ovvero il pubblico. In questi giorni il baritono, considerato l'erede della tradizione verdiana, per la prima volta si esibisce in Sardegna in due tra le opere più amate di Giuseppe Verdi. Dopo “Aida”, in scena questa sera alle 21 e il prossimo martedi 9, Gazale tornerà ad esibirsi al Lirico di Cagliari ad Ottobre nel “Nabucco”. «I due ruoli che mi vedono protagonista – dice Alberto Gazale finalmente in vesti verdiane in Sardegna – hanno accompagnato la mia crescita professionale e sono sempre presenti nei miei programmi. Ovviamente sarà il “Nabucco” a rappresentare una possibilità più articolata per quanto riguarda l'interpretazione. Oggi prendo parte ad un' Aida particolare, ambientata in un contesto diverso da quello voluto dall'autore. Non sta a me discutere sulla validità o sull'utilità dell'operazione ma mi pare che comunque esista un'idea registica di fondo per cui cercherò di interpretarla col massimo dell'impegno e del rispetto».
Che valore che ha per lei il suo ritorno in Sardegna protagonista di una stagione così prestigiosa quanto fondamentale per la ripresa del Lirico di Cagliari dopo tante polemiche?
«Ci sono dei momenti della vita in cui la cosa più importante è quella di rimboccarsi le maniche ed agire per il bene comune. Credo che per il lirico di Cagliari sia arrivato il momento di agire con impegno per salvare un'istituzione tra le più efficienti e prestigiose d'Italia. Non esistono ricette magiche per la cultura, che si sa, genera profitto solo indirettamente. Rappresenta come è giusto, un investimento, prerogativa delle società evolute e non un costo. Esiste l'impegno, la serietà degli individui. Vorrei che anche i media aiutassero il lirico a ricominciare a correre perché significa proteggere e valorizzare un mondo di maestranze altamente specializzate e qualificate, la gente deve percepire la cultura come una necessità e non come un peso».
E' qui dunque anche per dare il suo contributo al buon esito di questa stagione?
«Si sono qui a gettare il cuore sul palcoscenico per urlare al mondo che non è vero che non siamo capaci di gestire questo immenso privilegio di essere sardi, italiani e artisti». In questo periodo c'è un grande fermento e un rinnovato interesse per il mondo della lirica da cosa nasce questo fenomeno?
«Si attualmente c'è grande vivacità nella lirica internazionale e la cosa meriterebbe uno studio approfondito, in quanto si tratta di un genere musicale morto a metà del novecento eppure sempre al centro dell'interesse delle generazioni che si susseguono. Oggi, diminuendo i soldi, con tagli su tagli, tante iene si sono allontanate, stanche e affamate a cercare sangue altrove, lasciando finalmente il campo a chi il teatro lo ama davvero e lo sa fare. Quindi oggi abbiamo una grande occasione per ricostruire i teatri su altre basi e il mio teatro di cristallo è un sogno che prima o poi vedrò realizzato».
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Teatro di cristallo. di cosa si tratta esattamente?
«Il mio teatro di cristallo è un idea di teatro trasparente che permetta ai cittadini di percepire il teatro come principale punto di aggregazione e non come stipendificio o roccaforte di poteri. Una fabbrica delle idee formativa e libera secondo un principio di costruzione graduale del pensiero e della creatività. Un teatro che guardi essenzialmente ai giovani e alle loro risorse e che investa sulle loro idee. Un teatro di Cristallo in quanto struttura trasparente in molteplici significati ma soprattutto perché da fuori si possa poter guardare dentro e trasparente ancor più perché il teatro deve poter guardare oltre, fuori, alle università ai conservatori di musica alle accademie e ai licei. L'arte deve avere il ruolo di migliorare i rapporti tra le persone e di offrire occasione d'incontro sempre tesi alla costruzione di una società migliore. Su questo mio progetto a breve sarà pubblicato un libro di cui sono autore».
Accanto a questo impegno concreto nella costruzione di nuovi modelli per il teatro e la lirica contemporanea anche nuovi ruoli nel suo percorso artistico?
«A dire il vero con i miei 75 ruoli in repertorio è un po' di tempo che non mi capita di debuttare i qualcosa di nuovo e questo mi dispiace. Devo però dire che con nuovi cast, registi e direttori differenti tutto si rinnova e non c'è limite all' approfondimento. Tutto prende sempre nuove forme. per poter fare il “Nabucco” a Cagliari ho dovuto cancellare un importante impegno col “Simon Boccanegra”. Ma a volte bisogna seguire il cuore, nonostante tutto».
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