Scorie, l’isola si ribella
Il governatore Pigliaru: nessuno spazio per la negoziazione con lo Stato
CAGLIARI. La festa della protesta è stata regionale. Il No-Nucle day, un successo dovunque. Di scorie nucleari i sardi non vogliono neanche sentir parlare. Alle 11 di una domenica bella e speciale, eccoli «tutti giù per terra»: da Cagliari a Sassari, da Nuoro a Oristano e anche in tanti piccoli Comuni per mandare un messaggio forte e chiaro. Il 15 giugno giorno della pubblicazione ufficiale della mappa dei luoghi tecnicamente idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti atomici, la Sardegna non dovrà esserci. È impossibile stare tranquilli e essere ottimisti. Purtroppo è certo che nell’ultimo dossier dell’Istituto superiore del’ambiente, l’Ispra, e della Sogin, la società statale incaricata dello stoccaggio, ci sono anche Sardegna e Sicilia, oltre a una decina di altre località disseminate sulla terra ferma. Non c’è ancora nulla di ufficiale, il dossier è stato secretato, ma solo l’ipotesi ha scatenato la nuova protesta popolare e colorata: il No-Nucle day, appunto. Tra l’altro deciso molti giorni prima che il deputato di Unidos Mauro Pili pubblicasse la settimana scorsa alcune indiscrezioni sul dossier in cui la Sardegna è sempre presente nelle mappe preliminari del duo Ispra-Sogin. In una parola sola: l’allarme era e resta massimo.
Alle 11 esatte. Il suono delle campane, la Chiesa è stata fra le prime istituzioni a schierarsi contro le scorie, e l’allarme dei cellulari sincronizzati sull’ora X hanno fatto da anteprima al flash mob a macchia di leopardo in Sardegna. Stavolta oltre alla gente comune è scesa in piazza anche buona parte della politica, pronta anche lei – è stato questo il giuramento – a fare da scudo umano se il Governo avesse la malaugurata idea d’infilare la Sardegna nella mappa. Non è stato certo un caso che la manifestazione cagliaritana, quella più affollata, sia andata in scena sotto il palazzo del Consiglio regionale. È da giorni che sui pennoni di via Roma, insieme alle bandiere istituzionali, sventolano quelle del movimento No-scorie e al presidente del Consiglio Gianfranco Ganau va riconosciuto di avere avuto un’ottima intuizione nel mettere assieme i vari stendardi. «Perché quella contro il nucleare è una battaglia di tutti i sardi», è stato detto più volte e pare che i partiti l’abbiano capito. Anche se dal centrodestra sono in molti a sollecitare la giunta Pigliaru di non fidarsi del governo Renzi.
Scudi umani. Angelo Cremone, portavoce del movimento anti scorie, l’ha ribadito: «Nessuno può imporci il deposito nazionale contro la nostra volontà». E se Roma dovesse farlo? «Siamo pronti a trasformarci in scudi umani. I presidenti del Consiglio e della Giunta hanno detto che saranno al nostro fianco e siamo sicuri che lo saranno». Anche un altro portavoce del movimento Bustianu Cumpostu di Sardinia Natzione è stato deciso: «Il nostro no è secco e inviolabile. Nessun compromesso o baratto è pensabile e possibile». Soprattutto perché con il referendum del 2011 850mila sardi hanno detto no a ogni possibile contaminazione nucleare. Da allora nulla è cambiato: anzi il fronte si è ingrossato con il passare degli anni. Nel giorno de Sa Die il Consiglio regionale ha votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la Giunta a opporsi a ogni possibile prevaricazione. Poi anche l’associazione dei Comuni si è schierata in forze. Concetto ribadito dal presidente del l’Anci, Pier Sandro Scano, nel flash mob cagliaritano: «Se fosse necessario – ha detto – la mobilitazione dei sindaci sarà immediata e totale».
La politica in campo. Pare che non ci siano differenze nell’opporsi alla mappa, nonostante le recenti rassicurazioni del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti sui tempi lunghi della scelta finale sul sito ideale. Il tentativo di tranquillizzare gli animi non ha avuto però alcun effetto. Il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha scritto su Facebook nel giorno dello stop al nucleare: «Il no alle scorie in Sardegna è un no deciso e che non lascia spazio a nessuna negoziazione. Il sentimento della comunità sarda su questo tema è forte e da parte nostra lo confermiamo». Nel post c’è scritto anche: «Sulla questione delle scorie la posizione contraria della Giunta è molto chiara e l’abbiamo esposta sin da principio e senza giri di parole sia ai cittadini sia al Governo. In occasione di Sa Die – prosegue Pigliaru – abbiamo fortemente voluto e sostenuto in Consiglio regionale un ordine del giorno che esprime questa volontà contraria in maniera unitaria e che impegna tutti a rispettarla con fermezza». Per chiudere il post con questa considerazione molto politica: «La nostra ricchezza è il nostro ambiente. Sulla Sardegna già grava il peso eccessivo delle servitù militari e il deposito sarebbe una nuova servitù che non vogliamo».
Vietato dormire. A ricordare che l’allerta deve e dovrà esser massima in questi prossimi giorni è stata anche l’opposizione, con in testa l’ex governatore Ugo Cappellacci (Forza Italia): «Il dissenso deve essere espresso con la massima determinazione in tutte le sedi, Bisogna anche farci forti della giurisprudenza costituzionale secondo cui il Governo non può fare quello che vuole se c’è il nodella Regione». Dissenso che – ha ribadito Pigliaru – sarà pieno. I sardi l’hanno ripetuto con l’ entusiasmante «tutti giù per terra» come se una devastazione si fosse abbattuta davvero sulla Sardegna. Per poi rialzarsi e gridare: «Il nucleare non passerà». Mai.
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