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L’Agea chiede i soldi agli allevatori

L’Agea chiede i soldi agli allevatori

Riclassificati i terreni, intimata la restituzione dei contributi. Coldiretti in rivolta

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CAGLIARI. L’ultimo incubo per gli agricoltori è il refresh e pesa fino a un milione e mezzo di euro da restituire all’Europa. In parole spicce il refresh è la nuova classificazione dei pascoli e non è di poco conto. Secondo il codice assegnato all’area agricola, l’Unione Europea calcola i contributi per ciascuna azienda. Di recente l’Agea, l’agenzia nazionale per l’agricoltura, ha riclassificato gran parte dei terreni della Sardegna e con effetto retroattivo: dal 2013 in poi. Con questo risultato che sa di beffa: a oltre 700 allevatori la stessa agenzia ha chiesto che restituiscano buona parte del finanziamento. Alcune lettere di rimborso sono già arrivate a destinazione ed è scoppiata la rivolta. Capeggiata dalla Coldiretti, che diversi mesi fa e non da sola aveva lanciato l’allarme, per poi trovare un accordo con la Regione nel tentativo di metterci una pezza. Invece nel giro di poche settimane la situazione è degenerata con l’Agea che ha presentato il conto. Diversi agricoltori sono stati invitati (di fatto è un obbligo) a restituire anche 26mila euro a testa. C’è anche di peggio; chi non restituirà quanto richiesto, finirà in una lista nera con chissà quali conseguenze persino penali.

La storia. Per chi non è un agricoltore di professione è abbastanza difficile da capire. La sintesi più semplice potrebbe essere questa: attraverso il telerilevamento (riprese fotografiche dall’aereo) l’Agea ha considerato che tutte le aree verdi ad alto fusto fossero boschive e quindi non pascolabili. Dimenticandosi che gran parte degli allevamenti sardi sono di pecore e capre che pascolano anche nel sottobosco oppure in mezzo alla macchia mediterranea. Nonostante le sollecitazioni, l’Agea non ha voluto sentire ragioni e dichiarato quei terreni «non a uso agricolo» e di conseguenza «non ammissibili al finanziamento» fino a pretendere la restituzione del contributo.

L’attacco. Dopo l’arrivo delle prime lettere, la Coldiretti non ha usato mezze parole: «Siamo pronti a scendere in piazza», hanno scritto in un duro comunicato Battista Cualbu, presidente, e Luca Saba, direttore dell’associazione. A metà maggio era stata raggiunta una sorta di tregua con la Regione, ma – scrivono – «la situazione si è aggravata e se non ci saranno interventi immediati molte aziende rischiano di finire nei guai e non solo finanziari». La richiesta della Coldiretti è che le pratiche contestati siano assegnati all’Argea (l’agenzia regionale per l’agricoltura) e discusse in contraddittorio. Ma è indispensabile – sostiene l’associazione – anche un intervento politico per evitare il tracollo di molte aziende.

La difesa. È stato l’assessore all’Agricoltura Elisabetta Falchi a replicare alla Coldiretti. «Dal giorno dell’ultimo incontro a Nuoro – è scritto in un comunicato – l’interessamento sulle pratiche anomale è stato continuo». Secondo la Regione, le aziende coinvolte sarebbero solo 377 su 41mila richieste e l’importo complessivo sarebbe di poco superiore al milione. «La nostra disponibilità – scrive l’assessore – a un confronto i per trovare una soluzione fino a mettere a disposizione anche consulenze legali». Bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi giorni, ma intanto Forza Italia ha sfruttato l’occasione per accusare la Giunta: «Continua a snobbare l’agricoltura». Controreplica dell’assessore: «Quando è scoppiato il caso governava il centrodestra».

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