La Nuova Sardegna

Il pm chiede 17 anni per Batzella

di Mauro Lissia
Il pm chiede 17 anni per Batzella

Per l’accusa il pregiudicato è colpevole del tentato sequestro dell’imprenditore Alessandro Podda

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CAGLIARI. Per il pubblico ministero Rossana Allieri il pentito Gianfranco Batzella è attendibile, la sua è una verità circostanziata e ricca di riscontri. Quindi l’accusa è confermata: lo zio Niveo Batzella era la mente della banda che preparava il sequestro dell’imprenditore caseario Alessandro Podda, lui aveva studiato i dettagli dell’operazione e sempre lui si era occupato di reclutare i collaboratori. La requisitoria è durata un’ora e mezzo, alla fine il pm ha presentato il conto: diciassette anni di carcere, che andrebbero ad aggiungersi all’ergastolo inflitto a Batzella per l’omicidio Carta e alle altre condanne messe insieme dall’imputato nel corso della sua vita tumultuosa. Sarà il tribunale presieduto da Mauro Grandesso a decidere il prossimo 16 giugno se la richiesta dell’accusa è congrua o no, ma non prima che il difensore Riccardo Floris concluda la sua arringa, aperta ieri e rimasta a metà per ragioni di tempo.

Due tesi a confronto: per l’accusa a febbraio di due anni fa il gruppo organizzato da NIveo Batzella era pronto a rapire Alessando Podda, titolare di un noto caseificio a Sestu e figlio di Ferruccio, il «re dei formaggi» scomparso nel dicembre scorso a 88 anni. La banda aveva progettato il piano d’azione in ogni dettaglio: reperimento delle armi, delle auto, del luogo di custodia, oltre alla definizione dei compiti e all’esecuzione di diversi sopralluoghi. L’idea iniziale, per l’accusa, era di rapire Ferruccio Podda, poi giudicato troppo anziano. Le attenzioni dei potenziali sequestratori si erano successivamente rivolte sulla nuora, la moglie di Alessandro, che però seguiva orari troppo irregolari. Alla fine quello che doveva essere un sequestro-lampo, era saltato grazie all’intervento delle forze dell’ordine che stavano già ascoltando - con intercettazione telefoniche e ambientali - il gruppo e avevano dunque deciso di proteggere con una scorta Alessandro Podda.

Per il tentato sequestro sono già stati condannati a cinque anni di reclusione Gianfranco Batzella - collaboratore di giustizia, nipote di Niveo divenuto poi suo grande accusatore - ed Efisio Mereu ex dipendente del caseificio che avrebbe dovuto essere il basista e che, poco prima del suo arresto, aveva anche chiesto un aumento al titolare del quale stava preparando il sequestro.

Diversa la lettura dei fatti da parte della difesa: Gianfranco Batzella si dichiarò pentito e cominciò la sua collaborazione con la giustizia quando già pesavano sul suo capo numerosi procedimenti. Per l’avvocato Floris «il suo non è stato altro che un contratto di collaborazione con la giustizia» che si realizza in un’accusa continua nei confronti dello zio. Le azioni criminali si susseguono e lui partecipa «ma a organizzarle è sempre Niveo». Solo che ad attribuire all’imputato la responsabilità dei progetti sono solo il nipote e l’ex dipendente della Podda formaggi Efisio Mereu: «Non c’è un solo riscontro a queste affermazioni - ha sostenuto il difensore - così come nulla autorizza a credere che l’obbiettivo del sequestro fosse Alessandro Podda». Fra l’altro il potenziale ostaggio abita a cinquanta metri da Villa Devoto, sede di rappresentanza della Regione, dove proprio nei giorni in cui era programmato il rapimento era attesa la visita del presidente della Repubblica Napolitano: «Vi sembra verosimile che la banda non abbia tenuto minimamente conto di una circostanza del genere?». L’avvocato Floris concluderà il suo intervento il 16 giugno, poi i giudici andranno in camera di consiglio per la sentenza.

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