Il pm chiede l’archiviazione per Paolo Maninchedda
CAGLIARI. Paolo Maninchedda non era amministratore nè tesoriere del gruppo di Progetto Sardegna quando venne pagata una fattura da 3960 euro a una società di Cagliari in cambio di un sondaggio...
CAGLIARI. Paolo Maninchedda non era amministratore nè tesoriere del gruppo di Progetto Sardegna quando venne pagata una fattura da 3960 euro a una società di Cagliari in cambio di un sondaggio elettorale compiuto nel Sulcis-Iglesiente. Quindi con quella decisione non c’entra e l’accusa di peculato aggravato che il pm Marco Cocco gli aveva contestato è caduta. Da qui la richiesta di archiviazione del procedimento, che è nelle mani del gip. Era scontato: il magistrato si è accorto dell’errore commesso in fase d’indagine e ha rimediato immediatamente, rinunciando anche all’esame dell’indagato. È bastata una memoria depositata dal difensore, l’avvocato Massimiliano Ravenna, per chiarire la posizione dell’assessore regionale ai lavori pubblici, che tra l’altro non poteva essere capogruppo e amministratore perché era già presidente di una commissione: regolamento alla mano, i due ruoli sono incompatibili.
La vicenda è questa: lo scorso 30 aprile Maninchedda ha ricevuto un avviso a comparire firmato dal pm Cocco. L’accusa: coi fondi del gruppo Progetto Sardegna venne saldata alla società cagliaritana E-Res una fattura di 3960 euro in cambio di una «consulenza per attività legislativa» che in realtà era un sondaggio sul futuro sindaco di Iglesias. A disporre il bonifico - nell’aprile del 2005 - secondo la Procura sarebbero stati Maninchedda nelle vesti di presidente del gruppo fondato da Renato Soru e il tesoriere-amministratore Mario Bruno, che resta indagato insieme all’ex collega di gruppo Chicco Porcu. Ricevuto l’avviso, Maninchedda si è dimesso da assessore ma il governatore Francesco Pigliaru l’ha lasciato al suo posto. (m.l)
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