La Nuova Sardegna

La scienza dell’empatia Rizzolatti ieri a Sassari

di Paolo Curreli

Laurea ad honorem allo scopritore dei neuroni specchio

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SASSARI. «Ama il prossimo tuo come te stesso». È questo precetto religioso che per Giacomo Rizzolatti sta alla base della convivenza umana. Specchiarsi e imparare dai comportamenti dell'altro. E a questa regola eterna, condivisa dalle religioni del mondo e dall'etica laica, Giacomo Rizzolato ha trovato la ragione fisiologica. Ha scoperto il meccanismo dell'apprendimento per imitazione ed empatia che ha riformulato la teoria della mente e della conoscenza; i neuroni specchio.

Nato a Kiev, laureato in medicina nel 61 a Padova, accademico dei Lincei, titolare di un curriculum sterminato, l'ultimo di numerosi riconoscimenti per Rizzolatto è arrivato l'anno scorso a Copenhagen col premio Brain, riconoscimento analogo solo al Nobel. Ieri, a Sassari, la laurea ad honorem conferita dal rettore Carpinelli su segnalazione del professore Baingio Pinna, ordinario di psicologia.

Come influiscono nella nostra vita i neuroni specchio?

«Si attivano quando si guarda qualcuno compiere un azione. Quando un uomo o un animale compiono un movimento, nello spettatore si attivano le stesse aree del cervello deputate a quell'azione. Ci permettono di capire gli altri non attraverso la logica ma rivivendo dentro di noi emozioni o anche il dolore che gli altri provano. Influiscono nella nostra vita fin dai primi momenti, dal rapporto fatto di contatti che ha la madre col bambino e in tutta la nostra vita di relazione. Sono fondamentali per la costruzione della società intesa come un processo circolare, da un io ad altri io. Attenzione è un sistema che può diventare sempre più sofisticato oppure recedere, e la sua assenza può creare delle patologie psichiatriche come il narcisismo. L'azione di oggettivazione del nostro prossimo è stata usata dai regimi totalitari, come il nazismo, proprio per interrompere l'empatia col “nemico”, renderlo diverso e poterlo sterminare. Sono per questo motivo particolarmente felice che l'università di Sassari mi onori con questa laurea in Servizio sociale e politiche sociali proprio per le implicazioni, non solo mediche ma anche sociali che la nostra scoperta comporta».

Quindi questi neuroni sono il primo mattone della nostra cultura?

«Direi che sono il mattone iniziale per l'empatia, su questo poi si crea il resto. Lo studioso americano Ramachandran ha ipotizzato che la cultura nasce vedendo e perfezionando attraverso un processo imitativo. Il meccanismo specchio impara guardando, senza intervento cosciente. I neuroni specchio non capiscono, fanno una trasformazione, attivano un processo motorio. Fondamentale per la cultura non è imparare ma piuttosto imitare, si va avanti osservando e migliorando quello che già esiste. L'automobile di oggi è il prodotto di tanti miglioramenti non è nata dal nulla. A scuola è fondamentale cominciare facendo dei riassunti prima di cimentarsi con i temi, processo che è ben noto nel mondo degli studi artistici. Copiare, imitare prima di trovare una strada. Capire le azioni altrui, i processi logici per creare condivisione ed emozioni».

Nelle relazioni di oggi basate sui social network possiamo ipotizzare un intervento dei neuroni specchio?

«Non credo, non ci sono dati, partirei però da uno studio che ci dice che nella vita possiamo al massimo conoscere cento persone, oltre non si può creare nessun tipo di relazione basata sulla conoscenza reciproca. Dire ho 3mila o 7mila amici su Facebook non dice niente su quello che noi intendiamo per amicizia.

Resto sempre colpito quando vedo una coppia di genitori chini sui loro telefoni mentre tengono per mano il loro bambino. Che tipo di relazione stanno creando?

Tutto quel mondo che possiamo definire “animale” fatto di sguardi, gesti e odori pone le fondamenta per la ricchezza di emozioni che nel corso della nostra vita possiamo creare. Altri studiosi ci dicono che le generazioni future trasportano perfino i traumi vissuti dalle generazioni precedenti».

I vostri studi applicati alla medicina?

«Sono molto interessanti specie nel mondo della riabilitazione, reimparare a camminare dopo un incidente, oltre alla normale riabilitazione, è molto più facile osservando una camminata corretta, si riattiva una memoria sopita. Per l’autismo si lavora per mettere a punto delle diagnosi precoci, è una patologia fisiologica e non psichica, che si manifesta danneggiando diversi settori, tra cui anche i neuroni specchio e impedendo la crescita di un processo cognitivo corretto».

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