Prof veneto accoglie in casa sei profughi
Treviso, per ospitarli ha dovuto assumere una signora che si occuperà della gestione dei locali
TREVISO. Sono mosche bianche i privati che aprono le loro case ai disperati dei barconi. Storie singole, che però aprono una fessura di luce sui modi diversi di affrontare «l’emergenza profughi». L’ultimo caso arriva da Treviso, dove un docente al liceo classico cittadino, Antonio Silvio Calò, ha accolto in casa un gruppo di sei profughi. In Veneto, dove è forte l’opposizione all’accoglienza da parte di molti sindaci e del governatore Luca Zaia, stanno giungendo in queste ore contingenti numerosi di immigrati, smistati dai centri di accoglienza di Sicilia e Calabria. Calò, insegnante di storia e filosofia, ci ha ragionato solo un po’, quindi ha aperto la porta di casa. Nella sua abitazione a Povegliano (Treviso) ha fatto sistemare sei giovani provenienti dalla Nigeria e dal Gambia, tra i 20 e 30 anni di età. E per poter continuare a svolgere il proprio lavoro a scuola, ha assunto una donna trevigiana disoccupata, incaricandola di accudire i nuovi ospiti. Direttore scientifico dell’associazione Jacques Maritain, Calò si dichiara «cristiano credente» e sottolinea che questa esperienza è maturata all’interno di un progetto di collaborazione con l'associazione trevigiana Hilal fondata e gestita da immigrati di fede islamica. «È una straordinaria opportunità di arricchimento» spiega. «I miei vicini di casa, tutti trevigiani doc - aggiunge il professore -, hanno capito perfettamente mettendomi subito a disposizione la loro solidarietà». Calò vive con la moglie, anch’essa insegnante, ed il minore dei quattro figli. Utilizzerà il contributo governativo per garantire uno stipendio alla signora che si occuperà della gestione della casa e dei profughi. Il gesto di questo docente trevigiano ricorda molto lo slancio della nonnina padovana, Mara Gambato, 90 anni, che a maggio, vedendo in tv le immagini drammatiche dei barconi nel Canale di Sicilia, decise di fare la sua parte: traslocare in un appartamento più piccolo per mettere a disposizione la sua villetta di Sarmeola di Rubano ad un gruppo di profughi, sotto la gestione di una coop. Nel caso di Povegliano, il proprietario di casa ha addirittura deciso di allargare momentaneamente la famiglia. La permanenza dei giovani africani non ha un orizzonte temporale. «Lavoreremo da subito - spiega Calò - per un progetto di inserimento nella società trevigiana, a meno che qualcuno di essi non abbia già una destinazione verso altri Paesi europei. Lo stiamo verificando in queste ore. Da quanto mi risulta, quando sono andato ad offrire la mia disponibilità alla Prefettura, non c’erano altre offerte in questo senso. Ma è chiaro che questo è possibile solo se si può contare sul supporto di una cooperativa, come nel nostro caso, o di strutture come la Caritas». Calò dissente sul concetto di emergenza: «parliamo di profughi da più di 20 anni, la soluzione non ci sarà fino a quando l’Occidente non si impegnerà seriamente sulla stabilizzazione dell'Africa».
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