È allarme rosso, non ci sono i soldi per le ex Province
Servono 15 milioni per salvare duemila stipendi e i servizi L’unica possibilità è una leggina che corregga la Finanziaria
CAGLIARI. Solo una leggina può evitare il tracollo delle ex Province e comunque non sarà facile trovare in neanche due settimane i 15 milioni per tirare il fiato fino al 31 dicembre. Duemila stipendi e un bel po’ di servizi sembrano essere sempre più appesi a un filo. Bisognare fare in fretta: «Dieci giorni potrebbero essere anche troppi», è stato il commento molto preoccupato di Francesco Agus (Sel), presidente della commissione Autononia Parole dette a caldo subito dopo la lunga riunione in Consiglio regionale, con intorno al tavolo anche gli assessori Cristiano Erriu (Enti locali) e Raffaele Paci (Bilancio). Il sogno era che la Giunta si presentasse all’appuntamento con una soluzione pronta cassa e invece la realtà è stata ben diversa: non ci sono soldi extra. L’unica possibilità immediata è che oggi il Consiglio dei ministri abbuoni alle province di Sassari, Nuoro e Medio Campidano (le più in crisi) la sanzione intorno ai 17 milioni per aver sforato il patto di stabilità. Sarebbe questa una ciambella di salvataggio per l’intero sistema che così avrebbe di nuovo liquidità e potrebbe pagare gli stipendi compresi quelli dei precari delle società in house. Tra l’altro con quell’abbuono la Regione avrebbe più tempo per trovare nelle pieghe della Finanziaria, imprese non facile, l’altra parte dei milioni che servono. «Una soluzione va trovata comunque per evitare il caos», ha detto l’assessore Erriu. Mentre Paci ha puntato il dito contro lo Stato: «Ha spolpato le Province, con tagli esagerati nelle risorse, ma senza liberarle dalle funzioni». Il cortocircuito è stato inevitabile, con un enorme peso scaricato sulla Regione. «Siamo in piena emergenza – ha sottolineato Franco Sabatini, presidente della commissione Bilancio del Consiglio – e tutti dobbiamo ragionare insieme e trovare un via d’uscita condivisa senza contrapposizioni e tanto meno demagogia». L’opposizione di centrodestra è uscita dalla riunione congiunta delle commissioni con una certezza, questa: «Siamo pronti a fare la nostra parte per mettere al sicuro gli stipendi e i servizi ma deve cambiare l’atteggiamento della Giunta nei confronti del Governo: è succube». La coperta delle risorse è molto corta e una delle possibilità potrebbe essere quella di ridurre i trasferimenti destinati ai Comuni. Ma è difficile che gli enti locali accettino di vedere asciugare il Fondo unico dopo essere stati le vittime sacrificali della spending review nazionale e regionale. Qualcosa la Giunta proverà a ottenerlo nella prossima riunione, convocata con urgenza, della Conferenza Regione-Enti locali. Però salvo la ciambella lanciata dal Governo, il pallino incandescente sembra essere tutto nelle mani della Giunta. L’assessore Paci si è detto pronto a proporre un assestamento di bilancio e sotto l’aspetto tecnico potrebbe essere anche trovato. Ma è chiaro che tutti i partiti, soprattutto quelli della maggioranza, dovrebbero rinunciare a quanto semmai hanno ottenuto, leggi contributi vari a questa o quella associazione, nella Finanziaria. Insomma il problema non è certo tecnico, ma politico. «La maggioranza non sfuggirà alle responsabilità» , ha detto il capogruppo del Pd Pietro Cocco. Il conto alla rovescia verso il countdown è cominciato e dieci giorni volano via in fretta.
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