Violenza su una collega: sette anni a un dirigente
Luigi Carboni, capo dell’ufficio provinciale del Tesoro, faceva sesso in ufficio Risarcimenti anche ad altre quattro impiegate vittime di maltrattamenti
CAGLIARI. Una collega costretta a fare sesso persino in ufficio, altre quattro maltrattate con imposizioni e atti intimidatori: a conclusione di un giudizio abbreviato durato quanto un ordinario il gup Ornella Anedda ha condannato a sette anni e due mesi di carcere Luigi Carboni (65 anni), ex capo della direzione territoriale economia e finanza del ministero del Tesoro. Il pm Enrico Lussu aveva chiesto otto anni e otto mesi per il dirigente, colpevole per il tribunale di violenza sessuale su una dipendente e violenza privata nei confronti delle altre impiegate. Il giudice ha disposto una provvisionale di 25 mila euro a favore della vittima di violenza sessuale e maltrattamenti, patrocinata da Agostinangelo Marras. Per le altre quattro parti offese, tutelate da Marras e da Michele Schirò, ottomila euro a testa. Sarà poi il tribunale civile a stabilire il risarcimento finale.
Carboni, difeso dagli avvocati Massimiliano Ravenna e Silvia Boggio, non ha mai negato i rapporti sessuali ma ha sostenuto che la funzionaria era sempre consenziente. Quindi secondo l’imputato non ci sarebbe stata violenza ma un normale menage extramatrimoniale. Ieri mattina, nel corso di una lunga arringa, i difensori hanno fra l’altro insistito su alcuni comportamenti definiti contradditori da parte della vittima, che nei due anni in cui per l’accusa venivano consumate le violenze e anche dopo mandò al dirigente alcune foto dall’Egitto che la ritraevano in costume da bagno e continuava a chiamarlo al telefono, puntualmente ad ogni compleanno. Una scelta - ha spiegato la donna al giudice - legata soltanto al tentativo di dimostrare a Carboni di non avere più alcuna paura di lui e dei suoi comportamenti dispotici all’interno dell’ufficio.
L’indagine era partita nel 2007 da un’ipotesi di peculato successivamente archiviata, grazie alla quale la Procura ha scoperchiato una situazione molto diversa da quella che si aspetterebbe di trovare in un ufficio pubblico: chiamate come testimoni nella prima fase dell’inchiesta, le cinque impiegate hanno trovato il coraggio di raccontare al pubblico ministero quanto avveniva all’ufficio provinciale del Tesoro, comprese le libertà sessuali che il dirigente si prendeva nei confronti di una di loro. Fatti noti a tutti da anni ma che nessuno fino a quel momento aveva denunciato. Gli atti processuali dimostrano che la situazione era pubblica, i rapporti sessuali tra Carboni e la funzionaria avvenivano anche nell’ufficio del dirigente, che si limitava a chiudere la porta ma non si nascondeva. Alla situazione di imbarazzo generale - stando alle accuse - si era aggiunto il clima di terrore descritto da diversi impiegati che Carboni, ora in pensione, avrebbe creato in ufficio con aspri e continui richiami che rendevano l’ambiente di lavoro invivibile. (m.l)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
