A centinaia nelle stazioni «Segni di torture su tanti»
ROMA. «È un’esposizione di migranti, è un expo: ci sono centinaia di persone prese in ostaggio dalla speculazione politica. E poi, certi titoli di giornale…». Aboubakar Soumahoro è anzitutto un...
ROMA. «È un’esposizione di migranti, è un expo: ci sono centinaia di persone prese in ostaggio dalla speculazione politica. E poi, certi titoli di giornale…». Aboubakar Soumahoro è anzitutto un migrante, poi è membro dell’esecutivo nazionale del sindacato Usb. È alla stazione centrale di Milano quando lo contattiamo telefonicamente. Ha di fronte agli occhi centinaia di persone che, come lui un tempo, hanno intrapreso un viaggio. E oggi dormono a terra, sistemate alla meno peggio. Inizialmente erano assistite solo da volontari, tanto per le cure mediche d’emergenza, quanto per la distribuzione dei pasti. Ieri però la Regione Lombardia in collaborazione con la Croce rossa italiana e l’Asl hanno aperto un presidio medico. Trenta persone sono state trasferite in ospedale con la scabbia, una malattia curabile con un antibiotico. Si sospetta un caso di malaria.
La situazione non migliora alla stazione Tiburtina di Roma. I transitanti dormivano nel circondario - sotto i ponti, sui marciapiedi, in un vicino piazzale - da una settimana: l’altro ieri, però, sono arrivate le macchinette fotografiche e le telecamere e qualche ora dopo è arrivata anche la polizia, che ha sgomberato il piazzale. Ora i 18 fermati e identificati, che avrebbero voluto proseguire il loro viaggio, non potranno più farlo per il Regolamento di Dublino, che obbliga i richiedenti asilo a fermarsi nel primo Paese europeo in cui arrivano. E perché già dalla sera di ieri, i profughi erano di nuovo lì, in fila per i pasti distribuiti dai volontari. «Ieri sera tra noi e altre associazioni abbiamo distribuito complessivamente 700 pasti: la fila per mangiare arrivava fino al Verano» ha detto Flavio Ronzi, presidente della Croce rossa di Roma. «Stiamo facendo circa 100 visite al giorno - aggiunge - i migranti hanno principalmente ferite o segni di torture che hanno subito durante il viaggio come per mozziconi di sigarette». Ora si disperdono in piccoli gruppi per le vie del quartiere, ma la sostanza non cambia. Il vicino centro d’accoglienza Baobab è ai limiti dell’esplosione.
Intanto sembra che i transitanti siano in attesa della fine della temporanea sospensione dell’accordo di Schengen in vista del G7 del 7 e dell’8 giugno in Baviera, che dovrebbe essere in vigore fino al 15 giugno e che avrebbe generato un’intensificazione dei controlli alla frontiera del Brennero. Eritrei, sudanesi, somali, etiopi: noi li chiamiamo “transitanti”, ma in realtà sono superstiti. Chi fugge dal genocidio del Darfur in Sudan, dalle barbarie di Al Shaabab in Somalia, dal servizio militare obbligatorio dai 18 ai 40 anni e dalle torture regime eritreo, dagli arresti arbitrari degli oppositori etiopi, non può aver paura di dormire alla stazione di Milano.
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