Renzi: «Non chiudersi e vivere di paure»
Il Veneto chiede l’allontanamento dei profughi dalle aree turistiche. A rischio il piano Ue, Juncker: «Lo difenderemo»
ROMA. L’emergenza immigrazione si sposta dai porti d’arrivo alle città, con le stazioni di Roma e Milano invase da centinaia di migranti senza un posto dove andare e i trasferimenti che proseguono senza sosta, e la polemica già feroce per la rivolta dei governatori del Nord, torna a divampare mentre da Bruxelles arrivano segnali preoccupanti sull’attuazione del programma delle “quote” obbligatorie.
L’esecutivo guidato da Jean Claude Juncker è pronto a difendere il suo piano per i 40mila ricollocamenti da Italia e Grecia «fino all'ultima parola», obbligatorietà compresa: «Se la solidarietà europea ha una chance di manifestarsi con fermezza e generosità è sull'immigrazione» dice, chiedendo di non parlare di “quote”, ma di ripartizione «equa e solidale di chi chiede protezione internazionale». Nessun piano “B”, dunque, ma secondo indiscrezoni già durante il Consiglio dei ministri degli Interni di martedì prossimo Paesi baltici e dell’Est, Spagna e Portogallo, potrebbero chiedere una condivisione su base volontaria.
Matteo Renzi lancia un invito all’apertura, e lo fa parlando nella sede della Regione Lombardia, seduto accanto al presidente Roberto Maroni che ospita la Conferenza Italia-America Latina e Caraibi: «Non si può pensare che la globalizzazione sia il pretesto per rinchiudersi. Nel mondo di oggi ci sono tanti che abbaiano alla luna, vivono sulle paure e pensano che l’unica dimensione sia chiudersi a chiave in casa». Maroni non si sente chiamato in causa: «Non si riferiva a me, ma purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. La paura c’è e deriva da fatti concreti - sottolinea - E credo che la gestione attuale dei migranti non sia da Paese civile. Vanno messi in luoghi idonei, non lasciati a bivaccare nelle stazioni».
Dal Veneto il presidente Luca Zaia, «sgomento e preoccupato», scrive ai prefetti per chiedere loro di allontanare immediatamente i profughi dai centri turistici, mentre i sindaci lanciano l’allarme per la stagione estiva, con lo spettro di una pioggia di disdette. Come ha già fatto Maroni, anche Giovanni Toti, appena insediato alla guida della Liguria, chiede ai prefetti «la sospensione delle assegnazioni in attesa che il governo adotti soluzioni più eque», mentre il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, lancia una provocazione: «Occupiamo il palazzo dei burocrati di Bruxelles, che ha lasciato sola l’Italia».
«Bisogna dare asilo a chi fugge dalle persecuzioni e dalla guerra, come si può dire: “lì sì, da noi no?”» dice l’ex presidente, Giorgio Napolitano, parlando di «regressione dei valori» e sottolineando che «un qualsiasi presidente di Regione non può dare direttive a prefetti e sindaci». «Che pena...», replica il leader leghista Matteo Salvini. La posizione di chi rifiuta di accogliere è inaccettabile - dichiara il presidente del Senato Pietro Grasso - Bisogna staccarsi dal momento elettorale». Mercoledì i presidenti delle Regioni incontreranno il ministro dell’Interno Alfano per fare il punto, «ma il piano resta sempre quello», sottolinea Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni. E, in visita alla Sindone, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, lancia un nuovo appello all’accoglienza: «Sicurezza e legalità» dice, devono convivere con il dovere di aiutare «chi è disperato».
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