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Scorie radioattive: rinviata a luglio la scelta del deposito

Scorie radioattive: rinviata a luglio la scelta del deposito

Martedì la Sogin dirà al ministero qual è la regione indicata Ma il luogo resterà top secret ancora per un altro mese

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SASSARI. Il deposito spumeggia come champagne. Non ha dubbi Fabio Chiaravalli, direttore del Deposito Nazionale per il rifiuti radioattivi. Che per convincere gli italiani della bontà della sua offerta, un sito per stoccare rifiuti radioattivi cita il caso della regione Champagne-Ardenne. In cui convivono vl deposito de l'Aube, aperto nel 1992 e il più grande di superficie del mondo, e le vigne del pregiato champagne. Il sito, quasi 100 ettari con una capacità di stipare circa un milione di metri cubi di rifiuti atomici, attorno ha distese di grano e orzo e pascoli di vacche, che danno prodotti doc.

Ma sembra difficile che il paragone convinca i sardi della bontà del mega deposito che dovrà essere realizzato in Italia.

La data. Il governo riesce nel miracolo di confermare la data di consegna della relazione della Sogin, il 16 giugno, ma a gettare ancora una volta la palla in tribuna. Il segreto di quali saranno le aree indicate resterà fino a luglio. Per ora. Nel deposito nucleare nazionale, 150 ettari, dovranno essere stoccati 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità e ad alta intensità. Materiale in arrivo dalle vecchie centrali. L'Italia è l'unico Paese europeo a non averlo. Martedì scade il termine di 60 giorni entro il quale la Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, deve consegnare ai ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente gli approfondimenti richiesti il 16 aprile. Dopo le verifiche su migliaia di pagine fra testi e cartografie, i due dicasteri potranno dare il nulla osta alla Sogin per svelare, forse a inizio luglio, la mappa dei siti.

Ci sarà anche il progetto preliminare per la costruzione del deposito all'interno di un parco tecnologico, che prevede un centro di ricerca aperto a collaborazioni internazionali per attività nel campo della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio.

L’offerta. Sul piatto un investimento che la Sogin stima in circa 1,5 miliardi di euro, con circa 1.500 occupati all'anno per 4 anni e 700 posti di lavoro per la gestione. La scelta del sito non sarà immediato. Nei successivi quattro mesi, ci sarà un dibattito pubblico, che partirà dalle comunità locali.

L’isola. Ma le offerte della Sogin non sembrano avere coninto l’isola. In Sardegna si moltiplicano le manifestazioni anti centrale e le prese di posizione pubbliche. Difficile pensare che ci sia un cambio di tendenza nell’orientamento dell’isola.

Per ora l’orientamento generale è molto negativo, come dimostrano le manifestazioni di piazza che più volte hanno ribadito il no dell’isola a qualsiasi ipotesi di mettere nell’isola un deposito di scorie radioattive.

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