Specializzazioni? Un miraggio
Borse di studio, i giovani medici continuano la battaglia contro la giunta
SASSARI. Scuole di specializzazione, terza puntata. Nella prima, due settimane fa, era stata denunciata dai medici neolaureati nell’isola e da appartenenti a forze politiche di opposizione la mancanza di fondi. Fondi necessari a finanziare le borse di studio destinate ad affiancare i posti assegnati su scala nazionale. Nella seconda puntata della polemica, poco più tardi, è cresciuta la rivolta contro la soluzione concordata dall’assessore al Bilancio e dal rettore dell’ateneo cagliaritano: riservare all’intera accademia sarda, Sassari compresa quindi, un milione in più per la preparazione dei giovani professionisti. Alternativa da molti considerata una scorciatoia non adeguata rispetto alla strada maestra ministeriale. Ora i tempi per la selezione nazionale stringono. E le proteste crescono.
Battaglia aperta. Così la terza puntata dell’affaire è diventato terreno di scontro lacerante: da una parte la giunta guidata da Francesco Pigliaru, dall’altra i coomitati degli specializzandi, parlamentari sardi, rappresentanti delle minoranze alla Regione. Con accuse e toni sempre più duri. Ma nel frattempo i sardi, per la prima volta dal 2005, sono fuori dai posti aggiuntivi rispetto ai 194 ottenuti da Sassari e Cagliari in vista delle selezioni nazionale di luglio.
In parallelo. Collaterale al quadro di contrasti generale spunta poi un altro filone di querelle. Riguarda le dichiarazioni attribuite allo stesso assessore Raffaele Paci e contestate dal direttivo della Sigm di Cagliari, l’Associazione italiana giovani medici. Secondo il quale «quest'anno i contratti ministeriali destinati alle scuole con sede in Sardegna sono in numero insufficiente se si considera che all'anno si abilitano in Sardegna 250/300 laureati». «Fra l'altro il concorso è su scala nazionale, quindi le borse non sono riservate ai sardi», avrebbe aggiunto il vicepresidente della giunta. Da qui nuove diatribe su grado di preparazione e capacità formative degli atenei dell’isola ai fini del superamento delle selezioni.
Discorsi oziosi. In realtà, una querelle inutile e superata. Perché le contestazioni all’esecutivo non interessano questo piano del ragionamento e dei rilievi critici complessivi. Riguardano al contrario le 24o più borse di studio aggiuntive ai posti nazionali. Per le quali in Finanziaria avrebbero dovuto essere stanziati da 700mila a un milione di euro. Fatto non avvenuto nonostante le sollecitazioni dell’opposizione.
Il Miur. Su questa “posta” sono stati infatti previsti in seguito fondi Ue riservati ad altri scopi e perciò respinti dal ministero. «Che invece – come sottolineano i giovani medici di Sassari e Cagliari – ha accolto nel secondo allegato al decreto del 26 maggio, le richieste analoghe arrivate da più della metà delle altre Regioni italiane». Lunghissimo l’elenco: Puglia, Campania, Umbria, Veneto, Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Calabria, Province autonome di Trento e Bolzano.
Interventi e accuse. Anche da questi riscontri, dunque, le nuove critiche di Ugo Cappellacci (Fi), Roberto Capelli e altri. Il primo parla di «vergognosa amnesia da parte della giunta Pigliaru», il deputato nuorese del Centro democratico di «posizioni sconcertanti». Per aggiungere: «Da sardo, e da politico sostenitore di questa maggioranza, invito l’assessore al Bilancio a provvedere immediatamente a garantire le corrette coperture». «No allo scaricabarile tra l’assessore Paci e il suo collega Luigi Arru: i fondi vanno trovati», rincara la dose il deputato dei Riformatori Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Sanità di Montecitorio.
Riscontri e opportunità. Con la soluzione del milione in più alle università, infatti, i due atenei potrebbero soltanto - come stanno già tentando di fare - verificare la possibilità di attivare tirocini nelle cliniche e nei reparti convenzionati. Strutture che, nelle intenzioni dei promotori, «dovrebbero permettere ai laureati nel 2013-2014 esclusi dalle specializzazioni di mantenere viva la preparazione e presentarsi l'anno prossimo al concorso».
Riserve e attacchi. «La nostra rabbia sta nel fatto che Regioni non a Statuto speciale come la nostra abbiano finanziato contratti aggiuntivi, vincolandoli ai residenti da almeno 3 anni nel territorio come avrebbe potuto fare la giunta sarda – afferma Mariano Girau, referente degli aspiranti specializzandi della Sigm – E basta con ogni illazione differente. I nostri giovani medici hanno dimostrato le loro capacità già nel concorso nazionale dello scorso anno, entrando in prestigiosi atenei non sardi. Un valore culturale confermato dal trasferimento all'estero o in altre regioni più meritocratiche». Tutto mentre il presidente dell’associazione, Giampaolo Maietta, spiega ancora: «Una volta di più, per un altro anno, non potranno formarsi nell’isola gli aspiranti oncologi, nefrologi e fisiatri». (pgp)
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