La Nuova Sardegna

Ue, pressing di Renzi su Parigi e Londra

di Fiammetta Cupellaro
Ue, pressing di Renzi su Parigi e Londra

Il piano per gestire 40mila rifugiati: sì ai rientri più veloci, no alle “quote” In attesa del summit del 25 giugno la Francia ha già chiuso la frontiera

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Una data: il 25 giugno, giorno del summit dei capi di Stato europei. Un documento: la bozza di accordo redatta da Bruxelles per gestire l’emergenza immigrati su base europea e non più su base nazionale. Il premier Matteo Renzi ha poco più di 15 giorni per cercare di far uscire l’Italia, e con lei la Grecia, dall’isolamento in cui l’Unione pare aver lasciato i due paesi affacciati sul Mediterraneo ad affrontare l’esodo dalle coste africane. Una tragedia umanitaria a cui si sono sovrapposti naufragi nel Canale di Sicilia costati la vita a centinaia di persone.

È di 40mila la quota di profughi (24mila dall’Italia, 16mila dalla Grecia) su cui l’Europa si è detta disposta a discutere per alleggerire l’emergenza, ma come accoglierli e soprattutto verso quali paesi potranno essere trasferiti ancora non c’è accordo. Su quel punto, al paragrafo intitolato “Relocation e Resettlement” (redistribuzione e reinsediamento) nel piano che porta la firma di Jean-Claude Junker è stata lasciata una pagina bianca. Almeno per il momento.

E mentre a Mentone la Gendarmiere francese ha chiuso le frontiere davanti a centinaia di migranti siriani, eritrei e somali che volevano raggiunge i parenti residenti in Francia, il prefetto di Roma è stato costretto ad allestire una tendopoli vicino la stazione ferroviaria Tiburtina per sistemare le famiglie con bambini che per giorni hanno vissuto per la strada. Sgomberata la stazione centrale di Milano dove i profughi si erano accampati nel mezzanino.

Occhi puntati al 25 giugno dunque e su Matteo Renzi che dovrà convincere i leader dei paesi che hanno detto «no» a ricevere quote di profughi. Tra questi, Danimarca, Francia, Irlanda e Gran Bretagna. Motivo per il quale, il presidente del Consiglio ha deciso di incontrare prima del vertice di Bruxelles, sia il capo dell’Eliseo Francois Hollande, sia David Cameron. Li incontrerà separatamente: Cameron mercoledì 17, mentre domenica 21 giugno vedrà Hollande. Previsto, prima del Consiglio Ue anche un confronto con i governatori delle Regioni, alcuni dei quali si sono rifiutati di accogliere migranti dai centri di accoglienza ormai al collasso.

Ma è il fronte estero, più che quello interno ad occupare l’esecutivo italiano deciso comunque ad affrontare il braccio di ferro che si preannuncia a Bruxelles.

Nel pantano diplomatico su cui è finito il piano europeo, le speranze italiane sembrano riposte su Angela Merkel. La Cancelliera ha mostrato un cauto ottimismo di portare a casa il risultato, magari sfumando alcuni passaggi politicamente più sensibili del piano, ma senza cambiarne la portata. Il fronte dei Ventotto è frastagliato. I governi, soprattutto quelli assediati dal fronte interno dei populisti (come Le Pen in Francia) sono contrari alla “obbligatorietà” dell’accoglimento, mentre alcuni hanno messo in discussione il criterio delle “quote”, confermando però la necessità di aiutare i paesi in emergenza migranti. Molte cancellerie, compresa Berlino, sono al lavoro per trovare formule più soft rispetto alla netta obbligatorietà proposta dall’esecutivo di Juncker che ha frenato l’ok di molti paesi a partire da Spagna e Polonia. Su un punto però sembrano tutti d’accordo: i “rimpatri” dovranno essere più veloci più veloci.

La Ue vuole rivedere il meccanismo delle riammissioni dei “migranti economici illegali” che non funziona. L’intenzione è accellerare le procedure mettendo al centro un rafforzamento del ruolo di Frontex e la velocizzazione dei negoziati con i paesi Terzi. È stato chiesto che Grecia e l’Italia inaspriscano il meccanismo delle identificazioni degli immigrati dopo gli sbarchi.

C’è poi la questione della missione militare per intercettare e affondare i barconi degli scafisti. Lunedì 22 giugno sotto la guida del commissario europeo Federica Mogherini si riuniranno i ministri degli Esteri. La risoluzione Onu è stata bloccata, ma grazie al diritto di inseguimento, le navi militari Ue potrebbero inseguire gli scafisti anche in acque libiche, aggirando l’ostacolo Onu.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative