La Nuova Sardegna

Un muro contro i profughi L’Ungheria gela l’Europa

di Fiammetta Cupellaro
Un muro contro i profughi L’Ungheria gela l’Europa

Nuova cortina di ferro di 175 chilometri voluta dal premier Orban: «Nessun trattato violato» Il premier Cameron: «Lavoreremo con l’Italia per fermare i flussi, ma no all’accoglienza»

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ROMA. Un muro di ferro alto quattro metri e lungo 175 chilometri. È una nuova cortina di ferro la risposta all’emergenza profughi che arriva da uno dei paesi membri dell’Unione Europea: l’Ungheria. Il premier conservatore Viktor Orban è convinto: «Il muro al confine meridionale con la Serbia non viola alcun trattato internazionale ed entro mercoledì prossimo i lavori saranno terminati». Per Orban il tempo delle discussioni sull’immigrazione è terminato: «La Ue sta cercando soluzioni, ma l’Ungheria non può permettersi di aspettare oltre». Ancora più esplicito, il premier ungherese sul tema, su cui tanto si dibatte a Bruxelles, delle “quote” e sui “flussi” dei migranti da gestire a livello europeo, definendolo semplicemente «una follia».

Dopo la Francia che ha chiuso la frontiera con l’Italia mettendo la polizia a Ventimiglia, è l’Ungheria membro della Ue dal 2004, a chiudere le porte a siriani, eritrei, somali, afghani che scappano da conflitti e regimi dittatoriali. La decisione eclatante presa dal governo di Budapest di creare quel muro lungo il confine serbo ha gelato Bruxelles dove la prossima settimana si terranno colloqui internazionali.

Il 22 è in programma il vertice tra i ministri degli Esteri, mentre il 25 e il 26 giugno è stato fissato il Consiglio europeo dei capi di Stato. Sul tavolo della discussione: il piano che prevede la ripartizione tra gli Stati membri di “quote” di 40mila migranti, 24mila dall’Italia, 16mila dalla Grecia (l’Italia la vorrebbe obbligatoria, gran parte dei Ventotto non vorrebbe nemmeno sentire la parola “quote”) e la Convenzione di Dublino sulla quale c’è già la richiesta da parte del premier Matteo Renzi di sostituire il sistema di richiesta di asilo, lasciata attualmente ai singoli stati membri, con un sistema “centralizzato” a livello europeo. Il clima tra i Ventotto è teso e l’Italia, almeno per il momento, a parte il sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel e del commissario europeo Jean-Claude Juncker, non sembra avere molti alleati.

Renzi ieri ha incontrato a Milano, nell’ambito di Expo, il primo ministro inglese David Cameron che ha confermato la posizione già annunciata ad aprile. La Gran Bretagna per fermare il flusso dei migranti e contrastare il terrorismo è pronta a collaborare con l’intelligence italiana mettendo a disposizione uomini e mezzi, si è anche detta pronta a partecipare ad un consistente programma di aiuti per i paesi del Nordafrica, ma su un punto Cameron non ha dubbi: non ha intenzione di aiutare l’Italia nell’accoglienza dei migranti.

«Ci rendiamo conto che è un tema sul quale lavorare insieme a livello europeo», ha detto il premier inglese alla fine dell’incontro a Milano ricordando inoltre che il Regno Unito è già impegnato da mesi nel Mediterraneo con la nave porta elicotteri Bulwark per le operazioni di soccorso. Il 22 Renzi avrà un colloquio anche il presidente François Hollande, ma visto come stanno andando le cose a Ventimiglia dove il governo francese ha imboccato la via dell’intransigenza verso sessanta profughi che vogliono varcare la frontiera, non c’è da aspettarsi aperture da parte del capo dell’Eliseo. Spagna, Portogallo, Irlanda e Danimarca hanno già annunciato di non essere favorevoli all’obbligatorietà di accogliere quote di migranti. Tutti d’accordo invece perchè vengano inasprite le procedure per i rimpatri.

Nei giorni scorsi a Bruxelles nel corso del dibattito per stilare il piano Ue sull’immigrazione è stato posto l’accento sulla necessità di ampliare gli accordi con i paesi di origine anche sul tema dei rimpatri. Per contenere il numero dei rifugiati da distribuire tra i paesi europei, si è deciso di rafforzare il meccanismo dei rimpatri per i migranti che non hanno diritto di asilo, ma sono considerati migranti “economici”. Ossia, persone che non scappano dalle guerre, ma dalla miseria. Per loro, una volta identificati, scatterà il rimpatrio immediato nei paesi di origine. L’Europa ha chiesto all’Italia e alla Grecia, paesi maggiormente colpiti dall’esodo, di inasprire le procedure per l’identificazione. Ma ci vuole tempo. E questo l’Europa non vuole concederlo. Piuttosto alza nuove cortine di ferro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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