La Nuova Sardegna

Il Pd alla resa dei conti Mossa a sorpresa di Soru

di Umberto Aime

Il segretario ha convocato lunedì a Cagliari un inaspettato vertice di maggioranza Pigliaru replica: «Rimpasto non in agenda». Oggi a Oristano l’addio dei civatiani

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CAGLIARI. Renato Soru ha giocato d’anticipo. Lunedì mattina, a Cagliari, ha convocato un vertice di maggioranza. L’ha fatto ancor prima di sapere come finirà la direzione regionale del Pd, riunita oggi a Oristano per l’analisi del voto (deludente) alle amministrative. Senza neanche sapere se qualcuno degli iscritti arriverà a mettere in discussione la leadership dopo l’uno a tre incassato.

La sfida. Chi è molto vicino al segretario liquida l’accelerazione e anticipa le possibili polemiche con una frase semplice semplice: «Non c’è nulla di strano sui tempi. Lunedì con gli alleati parleremo di quello che deciderà oggi il partito». Chi è molto più lontano da Soru accenna una lettura più sottile: «Sarebbe stato meglio aspettare l’esito del confronto interno e semmai anche il rientro a Cagliari del presidente della Regione Francesco Pigliaru, a Roma per impegni istituzionali».

Scatto e replica. Sta di fatto che il segretario s’è portato avanti col lavoro e forse il lavoro che ha in mente potrebbe essere solo questo: far partire subito il rimpasto in Giunta. Subito, senza ascoltare le voci interne e senza verificare se il governatore ha invece ltri progetti. Poi rivelati, quelli di Pigliaru, con un comunicato dalla Capitale e una dichiarazione all’Agenzia Dire: «Il rimpasto non è in agenda, mentre è certo che a luglio presenteremo le riforme sugli enti locali, sulla sanità e il piano energetico. Sono solo queste le priorità della Giunta. Tutto il resto è strumentale». E la sintesi del Pigliaru-pensiero potrebbe essere quella che si conosce da tempo: sul carosello del rimpasto «decido solo io e non altri».

Addio Pd. Chi non può essere sospettato di aver violato il galateo sono i civatiani, la minoranza. Hanno atteso l’esito del secondo turno alle amministrative, e ventiquattr’ore prima della direzione regionale, alla vigilia della convention «È possibile», organizzata domenica a Roma dal loro leader, Pippo Civati, eccoli annunciare l’addio ufficiale dal Partito democratico. Con una lettera, in sette si sono dimessi dagli incarichi: Thomas Castangia dalla direzione nazionale, Sara Marroccu dalla vicepresidenza del Pd sardo, Selma Bellomo, Gianni Sanna Adriano Muscas, Maria Gabriella Cassara, Marco Meloni (omonimo del deputato) dalla direzione regionale. «Abbiamo atteso perché fino a domenica era in corso la campagna per le amministrative ma da domani percorreremo una strada diversa, che ci vedrà impegnati nella costruzione di una sinistra moderna e di governo». E capace di tornare tra la gente, con «uno sguardo attento alle diseguaglianze crescenti».

Gli errori. L’analisi del voto dei civatiani è una sciabolata: «Le amministrative ci hanno consegnato un risultato disastroso. Esiste un problema nazionale di credibilità del centrosinistra e c’è un’involuzione del Pd. Esiste però anche una responsabilità regionale: è l'incapacità della politica sarda e dei partiti di uscire dalle logiche cagliaritane e dai luoghi istituzionali». Il peggior errore – scrivono – «è stato aver trattato intere parti del territorio come province dell'impero in cui fare rapide e fugaci apparizioni, con in più la storica difficoltà di selezionare classi dirigenti e candidature».

Il futuro. Quello dei sette è deciso: domenica parteciperanno alla convention civatiana: «Vogliamo costruire – scrivono – una nuova sinistra diffusa e radicata, capace di leggere i profondi mutamenti della società. Meno di palazzo e più di piazza, intesa non come luogo di protesta ma d’incontro». Netta la conclusione della lettera: «Oggi all’Italia e alla Sardegna serve una sinistra trasparente capace di recuperare il senso dell'etica nel fare politica, che rifiuta un rapporto malato col potere, che considera il Governo come un modo di cambiare la società, non la vita di chi si candida a rappresentarla».

Intorno al Pd. La riflessione post elettorale ha coinvolto anche buona parte degli alleati del Pd e non solo. Il capogruppo di Sel in Consiglio,, Daniele Cocco, ha detto: «In maggioranza è il momento dei ragionamenti schietti. Serve un confronto serio sugli errori commessi, ma senza colpevolizzare nessuno. È indispensabile uno scatto da parte di tutti». Molto più diretti Giovannino Deriu e Antonio Barmina di Sinistra sarda: «Gli elettori hanno voluto punire la Giunta finora incapace di dare risposte sull’occupazione e la crisi sociale. Serve una svolta immediata». A sollecitare un cambio di passo e di merito è anche il segretario Michele Carrus: «Apprezziamo il lavoro fin qui svolto dalla Giunta, ma ora deve dare corpo a idee che ancora stentano a essere concrete».

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