Salute del feto, le nuove frontiere
Diagnosi prenatale, un prelievo di sangue eviterà l’amniocentesi
CAGLIARI. Nuove frontiere nella diagnosi delle malformazioni congenite sempre più precoci, possibili già nel primo trimestre di gravidanza; una valutazione degli screening ecografici con la traslucenza nucale fetale ma anche, nel caso della sindrome di Down, la possibilità di arrivare a diagnosi prenatali non invasive bensì su “sangue materno periferico”: vuol dire che basterà un prelievo di sangue della mamma per sapere se il bambino avrà o meno la sindrome di Down. In un futuro prossimo la diagnosi della trisomia 21 insomma non passerà attraverso amniocentesi o esame dei villi coriali. Si annuncia ricco di interesse per i ginecologi ecografisti ma anche per i futuri papà e le future mamme il terzo congresso mondiale delle Scuole Ian Donald che comincia oggi a Cagliari al Thotel e che avrà come presidente Giovanni Monni direttore della Diagnosi prenatale e preimpianto dell’ospedale Microcitemico. Monni è anche presidente per l’Europa delle 36 scuole di ecografia che portano il nome del medico inglese primo a intuire la possibilità di portare in campo diagnostico gli ultrasuoni largamente utilizzati dai militari. Un altro argomento di grande portata sono le terapie chirurgiche sul feto: si può intervenire (al Microcitemico sono pratiche già avviate) su polmoni, cuore, reni del feto attraverso fetoscopi o “tramite posizionamento di cateteri nell’utero”. Al congresso saranno presenti i 70 direttori stranieri delle varie scuole e altri docenti stranieri e italiani nonché, come partecipanti, numerosi ostetrici e ginecologi. Il corso ha ottenuto il patrocinio di prestigiose società scientifiche come Wapm, Iapm, The International Society The Fetus as a Patient, Aogoi (ginecologici ospedalieri) e Sieog (ecografisti ostetrici-ginecologi).
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