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Crollo sulla nuova 554, la Procura sequestra 200 metri di strada

Crollo sulla nuova 554, la Procura sequestra 200 metri di strada

Materiale di risulta usato come sottofondo della carreggiata. A Cagliari l’inchiesta contro ignoti, l’Anas annuncia ricorso

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CAGLIARI. La storia si ripete: appena mercoledì scorso le due condanne per i residui d’asfalto usati come sottofondo nel rifacimento della pista aeroportuale di Elmas, ieri il sequestro su un tratto di duecento metri della nuova statale 554 perché il Nucleo di polizia giudiziaria del Corpo Forestale ha trovato sotto la strada crollata qualche mese fa uno strato di conglomerato bituminoso, forse impiegato in barba alla legge che regola lo smaltimento di rifiuti speciali.

Per l’inchiesta giudiziaria aperta quattr’anni fa dal pm Emanuele Secci, che indaga per frode in pubbliche forniture potrebbe essere il momento della svolta: incentrata sulle possibili responsabilità dei progettisti incaricati dall’Anas, l’indagine sembra ora destinata a estendersi alle imprese coinvolte nei lavori. Imprese che - esattamente come accaduto nella vicenda di Elmas - potrebbero aver utilizzato quel materiale per risolvere il problema del sottofondo stradale e contemporaneamente realizzare un risparmio sui costi di smaltimento dell’asfalto. Una cosa è certa: l’impasto di bitume si trova proprio sotto il tratto che ha ceduto di schianto, provocando la chiusura della strada. Si tratta di capire se è stato sistemato all’epoca dei lavori per la nuova 554 oppure fosse lì da prima: a compiere le verifiche saranno i tecnici dell’Arpas. Non è un dettaglio da poco: la statale a quattro corsie è stata inaugurata nel 2005, quasi dieci anni fa. Se pure la Procura dovesse accertare un reato commesso a quell’epoca, riferito allo smaltimento illegale di rifiuti, sarebbe prescritto.

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L’evento attuale, ricollegabile alla progettazione della strada e alla costruzione del sottofondo, è il crollo. Ma basterà a «vestire» un’accusa a prova di tribunale? Ecco perché il pm Secci continua a procedere coi piedi di piombo: malgrado la copiosa documentazione tecnica sui lavori commissionati dall’Anas sia stata acquisita fin dallo scorso 20 maggio, il fascicolo è ancora iscritto contro ignoti e la rassegna dei personaggi coinvolti nella progettazione non sembra aver prodotto elementi utili ad allargare il campo dell’indagine, aprendolo a nuove ipotesi di reato. Insomma: prevale la prudenza, considerato anche che una consulenza firmata dal perito Cristina Onnis per la Procura aveva fornito indicazioni poco chiare sui perché della sequenza di cedimenti registrati a partire dal 2009.

E’ vero che la strada passa su un’area dove il terreno è spugnoso e l’acqua filtra. Ma è altrettanto vero che nulla in quella fase dell’inchiesta faceva pensare a uno smottamento delle dimensioni attuali. Fin qui gli aspetti giudiziari della vicenda. L’Anas peraltro - si legge in una nota - presterà «la massima collaborazione alla magistratura e ritenendo di poter dimostrare la correttezza del suo operato e il pieno rispetto delle norme ambientali, presenterà in tempi brevi una motivata istanza di dissequestro, con lo scopo di poter completare le opere necessarie alla riapertura del tratto stradale, compatibilmente con le attività istruttorie».(m.l)

 

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