La Nuova Sardegna

«Il mio impegno al servizio della democrazia»

di Roberto Petretto

Il mestiere di osservatore internazionale e la sclerosi multipla: il libro di Francesco Mugheddu

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ORISTANO. È ritornato il tempo degli steccati e dei muri. Almeno qui da noi, in un “Occidente” frutto di una convenzione mai come oggi povera di significato. È ritornato qui, dove 70 anni di pace hanno dato alla nostra percezione di “guerra” un contorno solo televisivo o comunque mediatico. Ma gli steccati e i muri, in altre parti del mondo, hanno continuato a esistere. E c'è chi è andato a vederli, a cercare di abbatterli o, almeno di abbassarli. A cercare di creare dei varchi, con un contributo forse non decisivo, ma onesto e appassionato. Tra queste persone c'è stato anche un oristanese, Francesco Mugheddu, che oggi racconta la propria esperienza nelle missioni di osservatore internazionale per conto dell’Onu e della Ue. Un percorso di avvicinamento atipico e un altro, di allontanamento da quel mondo, brusco e traumatico, causato di una malattia. Un’esperienza di vita raccontata nelle pagine de “L'ostinazione al servizio della democrazia” (Casa editrice Erickson Live), che ad agosto, al rientro dell'autore in Sardegna, verrà presentato anche nei luoghi di origine cari a Francesco Mugheddu.

«Questi racconti – spiega Francesco Mugheddu – nascono dal bisogno di trasmettere qualcosa delle esperienze di lavoro e di vita, maturate quando ho iniziato le missioni di osservatore internazionale nel 1998, dapprima quasi casualmente e poi, via via, con maggiore incidenza e convinzione».

Il libro è anche un viaggio all'interno della malattia, scoperta nel 1999: la sclerosi multipla, una patologia che in Sardegna ha un'incidenza ben al di sopra della media nazionale, per ragioni ancora oscure.«Mi piace pensare – dice ancora Francesco – che questa mia narrazione possa in qualche modo avvincere il lettore, così come mi auguro che riesca a fungere da stimolo, che aiuti a rinforzare la convinzione che non bisognerebbe mai rinunciare a ciò in cui si crede nonostante le difficoltà della vita».

Francesco Mugheddu non è uno che rinuncia. Certo, la malattia lo ha limitato, ma l'esperienza del libro, l'amore per la musica e per il jazz in particolare, l'affetto e le premure degli amici oltre all’amore della famiglia, sono un’iniezione di entusiasmo salvifica.

Un giro del modo lontano dalle mete turistiche, attraverso paesi che hanno conosciuto la guerra e la sofferenza. Lo sforzo delle organizzazioni internazionali, il lavoro per costruire un percorso post bellico fatto di cooperazione, ricostruzione e democrazia. Tutto raccontato con la fedeltà della presa diretta e l'entusiasmo della passione. Un viaggio tra la Bosnia e il Kosovo, la Nigeria, l'Indonesia, il Venequela, il Messico, il Nicaragua, il Guatemala, la Palestina, il Burundi, l'Ecuador e la Bolivia.

Intrecciata a questi viaggi e a queste storie, affiancata a bandiere e visi, la storia personale della malattia, scoperta proprio nel buen retiro di S'Archittu, sulla costa ovest della Sardegna. «Mi trovavo sotto l’arco di roccia, diretto verso il mare aperto, quando mi resi conto che il braccio sinistro si muoveva in modo scoordinato. Non mi preoccupai più di tanto». Invece era l'inizio di quello che Francesco Mugheddu definisce «l'altro grande cambiamento del 1999». Un cambiamento che Francesco vive oggi con una serenità sorprendente. Aiutato dalla nuova avventura di un libro vissuto come un figlio, con la colonna sonora di un brano suonato da Petrucciani, uno degli artisti più amati da Francesco Mugheddu. Al quale è anche affidata la chiusura del libro: «Quello che conta è ciò che c'è nella testa e nel corpo. E soprattutto nella propria anima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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