Quando a fare l’editore era gente come Elvira Sellerio
MASSIMO ONOFRI. Leggo con ammirazione, come sempre mi capita per Salvatore Silvano Nigro, il suo bel ritratto uscito per le edizioni Henry Beyle, in ricordo di Elvira Sellerio, domina della omonima...
MASSIMO ONOFRI. Leggo con ammirazione, come sempre mi capita per Salvatore Silvano Nigro, il suo bel ritratto uscito per le edizioni Henry Beyle, in ricordo di Elvira Sellerio, domina della omonima casa editrice. Ecco: «Non l’avevo mai sentita. Eppure mi parlava come fossimo confidenti. Era avvolgente. Così, pensai, doveva essere il canto delle sirene Faceva levitare, con il suo pausato e sommesso scampanellio di sillabe, miraggi remoti». Che donna! Anche Sciascia ne rimase schiantato, per aver commesso l’impudenza, con la sirena, di non fare come Ulisse. L’ho conosciuta per il decennale della morte dello scrittore: quando fui chiamato a confrontarmi col suo grande nemico, Eugenio Scalfari. Ho molto apprezzato il fatto che Scalfari, senza falsi pietismi, ribadisse punto per punto tutti i suoi violenti dissensi con Sciascia, a cominciare dall’ “Affaire Moro”. Io cercai di spiegare perché, allora, un giovane di 17 anni com’ero io, stava con Sciascia e non con lui. Elvira, alla fine, venne a farmi i complimenti allegrissima e emozionata. «Lei è bravo - disse - ma perché quando sento il suo nome provo subito antipatia?». Sì rispose da sola, con una gran risata: «Ecco perché! Lei è amico d’una editor che mi ha rubato un sacco di autori». Che meraviglia.
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