La Nuova Sardegna

Maninchedda su Tirrenia: «Unicredit partner scalata»

di Luca Rojch
Maninchedda su Tirrenia: «Unicredit partner scalata»

L’assessore regionale: «Al termine dell’operazione Onorato sarà unico operatore L’accordo per il controllo di Moby e Cin sarà perfezionato entro i primi di luglio»

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SASSARI. Unicredit sale a bordo del vascello Vincenzo Onorato e partecipa alla campagna per la scalata a Tirrenia. L’istituto di credito farà da partner, insieme al fondo americano trovato dal patron di Moby, per mettere nelle mani dell’armatore campano il 100 per cento della Compagnia italiana di navigazione e di Moby. In fondo già lo si sapeva. Ma a dare la notizia è l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda. Lui dà anche una data per la chiusura dell’affare: «I primi di luglio».

I dubbi. Ma a leggere il post del suo blog Maninchedda non sembra troppo entusiasta dall’operazione. Ed è forse la prima volta che un esponente della giunta Pigliaru si esprime in modo netto sulla concentrazione nelle mani di un unico proprietario delle azioni delle due principali compagnie di navigazione. «Al termine di questo percorso la Sardegna avrà un solo operatore per i suoi trasporti marittimi – scrive Maninchedda –, con nessun strumento in mano alla Regione per condizionare realmente l’attività del patron della Moby». Facile intuire la preoccupazione dell’assessore.

L’operazione. Da tempo si parla dell’acquisto delle quote di Moby e Cin che sono nelle mani del Fondo Clessidra. Stabilita anche la cifra: 100 milioni di euro. Una parte andrà ai due soci di minoranza di Tirrenia. Ma Onorato non ha nelle sue casse una cifra simile. Per questo esclusa l’ipotesi di cercare un nuovo socio, l’armatore ha scelto la formula del Fondo di investimento. Scelta che preoccupa l’assessore Manincheda. «È chiaro che per un Fondo una situazione di monopolio è ottimale – continua Maninchedda –, perché il monopolista può adeguare le tariffe agli obiettivi di rendimento del capitale dei suoi investitori».

Renzi informato. E poi rivela. «L’argomento era stato ben evidenzato al governo italiano durante la visita di Renzi a Olbia – conclude – e ci si era trovati d’accordo sul fatto che occorreva contrastare una condizione di monopolio non regolato quale quella in cui ci si troverà tra qualche settimana in Sardegna». Di fatto nel suo post Maninchedda fa capire che la possibile concentrazione nelle mani di un unica società di Moby e Tirrenia è vista con preoccupazione da Regione e governo.

Assetti societari. Onorato ha nelle sue mani il 40 per cento di Tirrenia, e ha trovato un accordo con il fondo Clessidra, che possiede il 35 per cento delle quote, e con i due soci di minoranza la Gip di Luigi Negri (15%) e la Shipping Investment di Francesco Izzo (10%). L'armatore campano si è impegnato ad acquistare le quote. Ma con Claudio Sposito, l'ex banchiere di Morgan Stanley che gestisce il fondo Clessidra, Onorato ha sottoscritto un accordo più complicato. Perché Clessidra ha anche il 32 per cento delle azioni di Moby e l'imprenditore napoletano si è impegnato a rilevare anche queste.

I soldi. Il capitolo denaro per ora sembra essere quello che fino a oggi ha impegnato più Onorato. Servono 100 milioni di euro. Impossibile che li metta tutti Unicredit.

L'antitrust. L'altro grande ostacolo all'operazione è il rischio che l'antitrust europea affondi l’accordo. Ma sembra che sia stata trovata la chiave finanziaria per evitare che l’authority europea intervenga.

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